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lunedì 26 marzo 2018

Identità SOnora spirituale nel modello Benenzon di musicoterapia

La World Federation of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) da la seguente definizione di musicoterapia: è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. 

Uno dei principi su cui si basa il modello  Benenzon è quello dell' ISO (Identità Sonora), cioè quell'insieme di energie, suoni, movimenti e silenzi che caratterizzano ogni essere umano distinguendolo da un altro. 
Il presente articolo è stato scritto come riflessione dopo il corso di formazione per Magister tenutosi a Buenos Aires (pubblicato sul Libro dei magister, ediciones Al Margen, 2011, Buenos Aires), deriva da una mia personale  riflessione e ricerca riguardo la possibilità  di una nuova identità sonora che molto spesso emerge nelle sedute di MT non verbale 


  
Ritornare alla routine quotidiana dopo un’esperienza così forte è sempre molto difficile, questa volta  particolarmente difficile. Molti  giorni passati insieme , condividendo, collaborando, coesistendo…. E poi ognuno  di noi ritorna ad essere quell’entità unica ed irripetibile, destinata al proprio percorso in questo mondo.
Questa esperienza  mi ha portato a riflettere e ad elaborare qualcosa di cui ho sempre sentito la mancanza pur intuendone la presenza: l’ISO spirituale.
Da sempre durante le esperienze di musicoterapia didattica ho avvertito quel fremito, nel suono, nel  canto, nelle voci,  che mi portava verso spazi alti e sottili. In questa ultima esperienza l’ho avvertito prepotentemente e tangibilmente ed eccomi qua a scriverne.
Ho spesso  immaginato il musicoterapeuta come uno sciamano, un sacerdote celebrante,  un ponte tra la terra e il cielo. Ed ecco che al mio ritorno “casualmente” mi capita tra le mani un libro: “Lo sciamanesimo” di Luciano Zambotti (ed. il mosaico)….che  definisce così lo sciamano:” …è un eletto che non diventa guaritore per sua scelta o per decisione autonoma, ma viene scelto da entità superiori  che gli conferiscono il dono di guarire. Acquisisce i suoi poteri terapeutici attraverso un lungo e difficile training specifico, solo se possiede le qualità necessarie. Inoltre  egli è anche un artista, un poeta, un creativo; è l’attore e il regista di un dramma terapeutico, egli canta, danza, mima lotte e battaglie contro esseri invisibili. Le sue cerimonie sono un misto di drammatizzazioni, in cui alterna suggestioni, induzioni, metafore terapeutiche, dipinge o scolpisce immagini geometriche variamente colorate. E’ un medico psicosomatico che cura l’ammalato nella sua globalità di corpo, mente e spirito.”

Questa definizione mi è capitata davanti agli occhi appena ritornato da quello che definirei, un viaggio iniziatico, ed è stato quasi immediato trovare delle assonanze con quello che avevo appena vissuto. La vocazione al servizio, la chiamata verso questa professione, (che poi diventa un modo di vivere la propria esistenza) il lungo training di preparazione (la scuola, i livelli, il magister..), l’arte, la creatività che permeano questo lavoro.  E come dimenticare le danze, i canti , la teatralità che appaiono in ogni seduta a cui ho assistito o che mi è capitato di condurre, le immagini geometriche e colorate….i totem; e non ultimo il prendersi cura di corpo, mente e spirito!!
La posizione del focolare richiama la tribù, che sostiene e contiene, innalza e celebra, canta e danza, soffre e gioisce, piange e ride,mentre il celebrante osserva e guida l’esperienza. Il musicoterapeuta  è al tempo stesso sciamano, paziente, osservatore, curandero e curato, osservatore ed osservato. Ed ecco farsi  strada una possibilità: l’ISO spirituale.
Da dove scaturisce e dove si forma questo insieme di energie? Posso solo fare delle ipotesi, ed immaginare che si vada formando dall’interazione dell’iso universale, che fornisce la scintilla di spiritualità di cui è intriso ogni essere umano (che lo riconosca o meno); l’iso gestaltico che apporta le energie dal concepimento ai primi istanti di vita, contribuendo a rinforzare il mistero della relazione madre/feto,  e per ultimo dall’apporto dell’iso culturale (che rafforzerei con la definizione di iso geografico, il quale  aggiunge le caratteristiche di  provenienza geografica peculiari di quell’individuo).
Penso che questi tre Iso siano le fonti principali a cui attinge questa energia spirituale per rinforzarsi, nutrirsi e  consolidarsi, ma penso altresì che sia un’energia innata in ogni essere umano un corredo “genetico” con il quale veniamo al mondo.
 Il fenomeno totemico che spesso avviene  all’interno di una seduta di musicoterapia, lascia spazio a molte interpretazioni: celebrazione di nascita o morte, elaborazione del lutto…etc.
Ma a mio avviso il totem, in molte occasioni , rappresenta il contatto tra terra e cielo la connessione tra terreno e divino, la ricerca di un contatto…forse perduto.
 Molto spesso nelle sedute emergono richieste non-verbali che si spingono in questa direzione, sempre più spesso nelle nuove terapie o forme di cura si fa riferimento alla trinità inscindibile di corpo-mente-spirito, e mi sembra che il modello contempli questa possibilità; non solo come ulteriore arricchimento del modello teorico, ma come reale esigenza di pazienti e musico terapeuti (e osservatori nel caso della MT didattica).
La regressione, altro pilastro su cui si fonda il modello, è frequentemente presente nelle nostre sedute, ma con la regressione spesso appaiono anche fenomeni di trance di uno o più pazienti o del musicoterapeuta stesso, la stessa trance che nelle culture tribali è utilizzata dal celebrante per contattare lo spirito degli antenati, l’animale totem , le energie della natura.
Ho viaggiato a lungo in molti paesi dell’oriente e dell’occidente, ed ho incontrato spesso guaritori, sciamani, stregoni, alcune volte mi sono fermato presso  di loro cercando  di osservare e di studiare le loro tecniche, ed ogni volta ho notato sorprendenti similitudini con il nostro modello musicoterapico. 
La respirazione ad esempio è molto importante , è suono e allo  stesso tempo è connessione alla vita, è ricambio energetico. Le pratiche respiratorie sono spesso presenti in queste cerimonie, ed ecco che il musicoterapeuta all’inizio della seduta ha come regola di effettuare la respirazione profonda che lo aiuta a riconoscersi, ma anche a calmarsi, a fare spazio nella mente a prepararsi al silenzio. Lo sciamano è educato al silenzio, nell’osservazione dell’attesa.
Questa riflessione sull’iso spirituale che così spesso ho percepito nel mio lavoro di musicoterapeuta è una personale esigenza dettata dal mio percorso di crescita e di esplorazione, l’iso spirituale prescinde e trascende  ogni tipo di religione , è pura essenza e patrimonio dell’essere umano che cerca continuamente il contatto perduto con il divino.

© 2011 Lorenzo Pierobon 

venerdì 22 aprile 2016

MUSICOTERAPIA a Monza

Musicoterapia a Monza 3MUSICOTERAPIA a Monza

di Andrea Spatuzzi, psicologo, psicoterapeuta. fonte:https://monzareale.com/

Il mondo e la vita sono pieni di suoni e l’impossibilità a trovare un luogo di silenzio assoluto, che in realtà verrebbe vissuto come un momento di deprivazione percettiva, sembra indicare come la vita e il vivere si nutrano del suono, qualunque esso sia.
In effetti, pur ritenendoci prevalentemente animali visivi, l’uomo entra in relazione con il mondo partendo dalla percezione dei suoni e solo dopo un po’ si sviluppa la visione; così come l’arte canora e musicale si presentano molto prima delle arti visive nella storia dell’umanità e tutto questo lascia pensare che il suono sia una sensazione che struttura l’essere umano. Sulla base di queste evidenze il suono, nelle sue infinite articolazioni, è anche terreno di sviluppo e cambiamento, e non solo terreno artistico nel quale vi è molta produzione, che nel tempo ha preso una sua forma ben definita nella Musicoterapia.
Musicoterapia a MonzaLa Musicoterapia è l’uso della musica e/o degli elementi musicali finalizzato a favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive e, per chi fosse interessato, anche a Monza esistono delle realtà che propongono percorsi di Musicoterapia.  In particolare, presso il BBStudio di Monza (vediwww.lorenzopierobon.com e le relative pagine Facebook) si pratica il metodo Vocal Harmonics in Motion® (VHM), che utilizza la dimensione armonica della voce naturale sia come espressione di sé: ogni voce ha un suono unico e ogni vocalizzo esprime un momento unico, sia del corpo, della fisicità nell’esprimere un suono con la voce. Attraverso questo metodo dal grande impatto emotivo è possibile lavorare sulla propria dimensione progettuale della vita e quindi sul senso da dare al proprio presente e al proprio futuro. Infatti, la VHM aiuta ad indagare e a riconoscere le nostre attitudini, le nostre caratteristiche, e questo è decisivo in una dinamica orientata a migliorare il proprio stile di vita, alla crescita personale e a un benessere generale e stabile. Ma com’è possibile ottenere risultati così importanti?
La Musicoterapia permette di raggiungere questi risultati in diverse persone poiché utilizza canali e mezzi naturali: l’udito, la voce e il corpo, che facilitano il contatto con la parte emozionata ed emozionante di sé. Questo permette un miglioramento della consapevolezza di queste nostre parti: quelle emotive, e questa rinnovata consapevolezza migliora la capacità a saper recuperare benessere. In altre parole, con la musicoterapia, ancora di più con l’uso armonico della voce, si sperimenta cosa ci tiene in connessione con la potenza della vita: le nostre emozioni. Cantare per crederci!

domenica 6 marzo 2016

Fisica della fase vivente della materia, coerenza e dialoghi sonori



Segnalo questo interessante convegno, a Milano, che vedrà tra i relatori l'amico ricercatore Alberto Tedeschi , con cui collaboro da alcuni anni in una ricerca sullo sviluppo delle potenzialità della Voce, che insieme a Filippo D'elisio propone una relazione dal titolo: Fisica della fase vivente della materia, coerenza e dialoghi sonori . Venerdì 18 marzo 2016 Sala Crociera Studi Umanistici, Via Festa del Perdono 7 Milano 
ore 09.30

Fisica della fase vivente della materia, coerenza e dialoghi sonori
Alberto Tedeschi (ricercatore WHITE Holographic Bioresonance, Milano) Filippo D’Eliso (compositore, Conservatorio “San Pietro a Majella" di Napoli)
La ricerca degli stati coerenti nella materia vivente ha vissuto un felice e proficuo periodo di analisi teorica diretta dal fisico teorico Emilio Del Giudice. Negli ultimi anni della ricerca, l’applicazione di segnali coerenti derivati da eventi biologici ai fenomeni sonori (voce e strumenti musicali), ha dato conferma pratica alla teoria. Per Del Giudice questi fenomeni rispecchiano un chiaro esempio dei possibili dialoghi che intervengo a livello di ecosistema e come tale necessitano di approfondimenti quando inseriti nello schema concettuale della coerenza nella materia vivente.

I recenti sviluppi nell’ambito della fisica della fase vivente della materia portano infatti a nuove applicazioni utilizzabili per i fenomeni sonori: sia nelle scienze logopediche e nella didattica del canto che negli strumenti musicali, con ottimi risultati, non solo chiaramente percepiti a livello soggettivo, ma anche documentati da esami strumentali.
Le nuove cognizioni derivate dalla fisica del vivente hanno permesso di sviluppare un metodo (WHITE Holographic Bioresonance) capace di stimolare la naturale capacità del corpo di auto‐ripararsi e rigenerarsi, attivando una semplice operazione di “accordatura” indotta da stimoli minimi in modo da favorire l’immediata integrazione di essi da parte del corpo.
Attraverso la somministrazione di questi stimoli si attiva un riequilibrio vibratorio naturale. L’azione di “accordatura” stimolata dall'applicazione comporta una ottimizzazione dell'emissione vocale e dello strumento musicale oltre dell’ambiente di diffusione sonora. La sperimentazione vanta ora oltre 5 anni di attività; nuovi strumenti di analisi matematica sottolineano l’emergenza di una emissione sonora più coerente ed intellegibile. Lo stato frattale che viene calcolato dal segnale registrato ne è la dimostrazione. 

martedì 15 settembre 2015

Musica: come influenza la nostra mente e perché?

Un breve , ma interessante articolo sul potere della musica.
La musicoterapia lavora da sempre in questa direzione, ora è necessario cooperare in sinergia con gli ambienti medici e scientifici per diffondere ed applicare.


Musica: come influenza la nostra mente e perché?

La musica parla al cervello: la bioingegneria indaga il connubio tra musica e mente, e scopre una nuova tecnologia naturale contro ansia e stress




Valentina Balestri - 03/09/2015 dal sito www.scienzaeconoscenza.it

Che vita sarebbe senza musica? 
Sono d'accordo con Nietzsche: la vita, senza musica, sarebbe un errore. 
La musica è parte di noi: ascoltare una bella canzone ci fa compagnia, ci dà carica, ci consola e non è un caso che quest’arte sia così tanto amata ed elogiata.

Se ci fosse il modo di darle un ulteriore valore? 
Se la musica potesse consigliare alla mente cosa pensare? 
La bioingegneria ha deciso di andare in fondo alla questione.
La ricerca parte dall’Italia e, per ora, ha portato alla creazione di unalgoritmo in grado di convincere il cervello a provare determinate emozioni.

La musica influenza il nostro stato d’animo
Pensiamo al ritmo: mentre ascoltiamo una canzone, ci capita di iniziare a battere il piede con una certa cadenza, seguendo quella della musica. Se il ritmo della melodia cambia, cambierà anche quello del nostro piede e, è stato dimostrato, cambierà anche quello delle nostre connessioni mentali. 
Grazie a una serie di sperimentazioni, si è avvalorata la possibilità di sintonizzare il cervello a determinate frequenze cerebrali: alcuni brani musicali possono concretizzare specifici stati d’animo, come la calma e laserenità, condizioni che permettono al potenziale del nostro cervello di essere sfruttato al massimo.

Numerosi operatori sanitari, manager dalle giornate multitasking, sportivi e studenti alle prese con gli esami, hanno sottoposto alla loro attenzione questa alternativa naturale, per ritrovare l’efficienza mentale.
La solidità del progetto è stata verificata più volte in campo neurologico: ad esempio, tramite magnetoencefalografia, ovvero una raffinatissima tecnica di imaging biomedico funzionale, si sono riscontrati risultati al di sopra di ogni aspettativa. 

Perché il nostro cervello lavora meglio quando siamo calmi?
La parola ai ricercatori 
"Immaginiamo di avere un metronomo (anche se in realtà sono molti) nel lato destro e uno nel lato sinistro del cervello, che non sempre vanno a tempo. Quando vanno “più a tempo” si dice che il parametro, chiamato coerenza inter-emisferica, aumenta.
Un alto livello di coerenza tra emisferi corrisponde a stati di calma e benessere (come accade, ad esempio, durante una seduta di meditazione)e cosa fondamentale, a un’efficienza neurale più elevata. 

Il lavoro è lungo e difficile, lo scopo è fornire un ascolto piacevole e allo stesso tempo coinvolgente, non si possono semplicemente produrre brani musicali seguendo il metodo consueto: non si può, cioè, comporre una normale canzone e inserirci qualcosa “che rilassi”. Si parte sempre dalcampo biomedico, che deve trovare nei brani musicali le condizioni necessarie perché tutto funzioni.


La musica varca un altro confine: oltre ad accompagnarci nelle nostre giornate, farci tornare il sorriso o strapparci una lacrima di malinconia, può rilassarci e calmare ansia e stress, ma soprattutto può renderci più brillanti e intelligenti.



Mi piace pensare alla musica come a una scienza delle emozioni.

George Gershwin

lunedì 28 aprile 2014

Musica e cibo


Tutto è collegato, la musica ha una influenza che va oltre la nostra immaginazione. Influisce su tutti i sistemi di cui è composto l'essere umano, e quindi anche la nostra alimentazione...

Se forse è azzardato dire che la musica cambia il sapore dei cibi è certo però che può influenzare il modo in cui li mangiamo e la gradevolezza del gusto che percepiamo.
Questo almeno per quegli alimenti che per noi hanno una valenza emozionale particolare: la musica suscita emozioni e ben si accompagna al consumo di questi cibi.
 La musica influenza quanto e come mangiamo
Uno studio apparso sulla rivista Appetite sembrerebbe confermare la relazione fra musica e percezione del gusto e del sapore dei cibi. I ricercatori hanno reclutato un gruppo di 78 studenti universitari sui quali hanno studiato gli effetti della musica sul consumo di alcuni cibi.
I risultati evidenziano come la musica avrebbe un effetto sia sul quantitativo di cibo consumato che sulla durata dei pasti. A risultati complementari giunge un precedente studio sul consumo di cibi e musica nei fast food.
Sembrerebbe infatti che mantenere un basso livello di musica e di illuminazione contribuisca a creare un ambiente più rilassato in cui aumenterebbe la piacevolezza percepita del cibo riducendone il consumo.

Il jazz e il cioccolato…

E’ di recente pubblicazione sul sito della rivista Appetite uno studio proveniente da un gruppo di ricercatori dell’Università del Kansas che ha esplorato se e come la musica influenzi la percezione del sapore dei cibi a seconda che questi siano o meno emozionalmente connotati.
Il legame fra cibo e emozioni è molto forte soprattutto per alcuni alimenti associati a particolari ricordi o soggetti ad essere utilizzati come comfort foods nei momenti di maggiore stress.
Ebbene, secondo questo gruppo di ricercatori, in certo tipo di sottofondo musicale influenzerebbe il sapore dei cibi più emotivamente connotati come il cioccolato, mentre non avrebbe un’influenza significativa sul sapore percepito di altri alimenti più emozionalmente “neutri”. I
n particolare, il jazz sarebbe uno dei generi musicali più influenti dell’aumentare la gradevolezza del sapore di questi cibi.

Ogni cucina ha la sua “musica”?

Secondo lo psicologo sociale Leon Rappoport, l’associazione fra musica e sapore dei cibi avrebbe anche una valenza culturale.
Diversi tipi di musica, infatti, potrebbero essere stabilmente associati a differenti tipologie di cucine in base a stereotipi culturali condivisi, almeno nella cultura statunitense che è quella entro la quale l’Autore ha svolto le sue ricerche.
I risultati sono esilaranti: se la musica country e western sarebbero associate al barbecue e al pollo fritto, il rock varrebbe da sottofondo ad una pizza o un hamburger, mentre la più sofisticata e colta musica classica meglio si accompagnerebbe ad un’aragosta (Rappoport, L., Come mangiamo: appetito, cultura e psicologia del cibo, Ponte alle Grazie, 2003).
Che un sottofondo musicale di un certo tipo sia in grado di influenzare i comportamenti di consumo delle persone è storia nota, almeno nel marketing commerciale; queste ricerche evidenziano comunque ancora una volta quanto l’alimentazione rappresenti per noi onnivori esseri umani un comportamento dalle valenze psicologiche complesse e inevitabilmente multisensoriali.
articolo di Cristina Rubano (fonte http://www.crescita-personale.it )

lunedì 3 marzo 2014

Musicoterapia, un aiuto ai malati di cancro




Finalmente stanno arrivandio i giusti riconoscimenti. Anche in Italia sono stati istituiti percorsi di questo tipo per pazienti oncologici, ho avuto il piacere di portare il mio lavoro sulla voce proprio all'interno di una ricerca di questo tipo, con ottimi risultati, sull'umore, lo stress, la sopportazione di fasi dolorose etc...




Foto: Musicoterapia, un aiuto ai malati di cancro
di Mattia Rosini - 27.01.2014 |
Un aiuto ai malati di tumore potrebbe arrivare dalla musicoterapia. Lo rivela una ricerca americana pubblicata sulla rivista Cancer. Che mostra come gli interventi di musicoterapia siano in grado di fornire un fondamentale supporto psicologico e sociale ai giovani e agli adolescenti con il Cancro. I ricercatori del Therapeutic Music Video hanno condotto il loro intervento su 113 pazienti dagli 11 ai 24 anni, sottoposti a cure contro il cancro. Con lo scopo di aiutare i ragazzi a esplorare ed esprimere pensieri ed emozioni sulla loro malattia, che altrimenti sarebbero rimasti inespressi. Hanno scoperto così che scrivere canzoni e girare video musicali aiuta i ragazzi a migliorare le loro strategie di affrontamento della malattia, e a gestire meglio ai fattori di stress. Al punto che, alcuni mesi dopo le cure, i ragazzi mostravano una migliore integrazione nel contesto familiare e sociale.

venerdì 14 settembre 2012

Quando la musica dona ritmo al cervello


Fonte: corriere.it
In Italia il congresso mondiale di Neuromusicologia clinica esperimenti su Sla, Alzheimer e Parkinson

Neuroscienziati sui sentieri cerebrali della musica. Torquato Tasso sosteneva che la musica è «una delle vie per le quali l’anima ritorna al cielo». Oggi, grazie agli sviluppi nel campo delle Neuroscienze si sa che le informazioni musicali, dal suono al ritmo, alla melodia nel loro viaggio intracerebrale seguono dei particolari sentieri che corrono in fasci di fibre nervose, contattano i nuclei della base del cervello che li colorano di emozioni ed infine arrivano ai lobi frontali dove si integrano con altre informazioni per dare sensazioni coscienti della loro presenza. Esperimenti sono stati fatti su determinate frequenze e si è visto che il solo loro ascolto ha la capacità di raddoppiare i battiti del cuore e di aumentare la pressione. E, comunque, già nel grembo materno, mentre avviene lo sviluppo, è il ritmo del battito del cuore della mamma a dare il ritmo alle cellule dell’embrione e poi del feto. Un ritmo simile a quello delle musiche ancestrali.
LE SPERIMENTAZIONI - A Milano sono in corso quattro sperimentazioni alla Fondazione Maugeri: sulla sclerosi laterale amiotrofica (Sla), sulla riabilitazione dopo un ictus, sul Parkinson, sulle aree del cervello che si attivano su stimolazione musicale. Le guida Alfredo Raglio, musico terapeuta e ricercatore: «In una vogliamo vedere se l’approccio musicoterapeutico (basato sulla relazione-interazione diretta tra soggetto e ricercatore attraverso strumenti musicali) produce effetti specifici sul nostro cervello individuando quindi una peculiarità in tale intervento. L’aspettativa è che l’ascolto di frammenti tratti da una precedente seduta di musicoterapia determini l’attivazione di aree cerebrali quali quelle coinvolte nella percezione-regolazione emotiva (aree limbiche e paralimbiche) nonché nella social cognition e nell’attivazione dei neuroni specchio (visto che il suono viene prodotto da movimenti) coinvolte nel riconoscimento e nell’anticipazione di comportamenti e intenzioni espressi dall’altro». A tale scopo nello studio i soggetti ascolteranno frammenti sonori di musiche ritenute emotivamente significative (dal soggetto stesso) e frammenti tratti appunto da una seduta di musicoterapia (momenti emotivamente più intensi). «Tale confronto – sottolinea Raglio - potrebbe mettere in luce la specificità della relazione musicoterapeutica evidenziandone le potenzialità terapeutiche dal punto di vista neuro scientifico».

IL CONGRESSO - Gli altri studi in atto sono invece di natura clinica, con metodologia scientifica (si tratta infatti di studi randomizzati controllati), volti a verificare l’impatto della musicoterapia sul piano psicologico e neuromotorio in alcune patologie neurologiche: stroke, malattia di Parkinson e Sla. L’attività di ricerca italiana ha, inoltre, quest’anno un riconoscimento internazionale: il nostro Paese sarà sede, il 21 e il 22 settembre, del terzo Congresso mondiale di Neuromusicologia clinica. A Brescia, tra Teatro grande e sede universitaria. Organizzatori Giorgio e Luisa Brunelli, presidenti del Congresso e soci fondatori della Cnm (Society for clinical NeuroMusicology): apriranno i lavori con Michael Thaut, presidente della Società, all’insegna della musica e dei suoi poteri, magici da sempre, oggi avvalorati dall’evidenza scientifica. Durante le giornate congressuali verranno presentati gli importanti avanzamenti della ricerca e delle applicazioni terapeutiche della musica nelle più importanti malattie neurologiche: Alzheimer, Parkinson, demenze, ma anche nel coma traumatico e nel trattamento delle afasie e dell'autismo.

IL CONCERTO - Il concerto dell’orchestra sinfonica Esagramma, che si terrà sabato 22 settembre sera al PalaCreberg Sirmione, a conclusione dei lavori congressuali, dimostrerà dal vivo l’efficacia di queste teorie. L’orchestra è infatti composta (oltre che da musicisti professionisti) anche da ragazzi e adulti con problemi psichici mentali gravi (autismo, ritardo cognitivo, psicosi infantile), giovani e adulti con sindromi post-traumatiche, ragazzi con disagio sociale e familiare che hanno seguito i corsi di Musicoterapia orchestrale. La metodologia Esagramma è stata messa a punto in venticinque anni di attività. Dietro all’evento, la Fondazione Giorgio Brunelli da sempre impegnata nella ricerca neuro scientifica con il fine primo ed ultimo di migliorare la qualità di vita di chi, in seguito a lesioni traumatiche del midollo spinale o a malattie neurodegenerative, ha perduto l’uso degli arti. Giorgio Brunelli è un pioniere, noto in tutto il mondo per gli innovativi interventi neurochirurgi alla spina dorsale.
Mario Pappagallo
10 settembre 2012

venerdì 3 febbraio 2012

Musicoterapia, la chiave per raggiungere un giusto equilibrio con se stessi e con gli altri


Cosa ne pensano le colleghe ed i colleghi di questo improvviso interesse dei media per la musicoterapia? (L.P.)


Quante volte capita di riascoltare canzoni che hanno accompagnato periodi della propria vita, dall’infanzia, all’adolescenza fino all’età adulta, e che hanno anche caratterizzato momenti significativi durante la crescita. Quando dopo anni succede di risentire un particolare brano in un attimo e con incredibile facilità possono tornare alla mente ricordi che sembravano svaniti. Da ciò si evince come la musica abbia un enorme potere nella rievocazione dei ricordi e nell’espressione delle emozioni e dei sentimenti.

La World Federation of Music Therapy (Federazione Mondiale di Musicoterapia) ha dato nel 1996 la seguente definizione di musicoterapia: “è l’uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un utente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l’apprendimento, la motricità, l’espressione, l’organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici al fine di soddisfare le necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive. La musicoterapia mira a sviluppare le funzioni potenziali e/o residue dell’individuo in modo tale che questi possa meglio realizzare l’integrazione intra- e interpersonale e consequenzialmente possa migliorare la qualità della vita grazie a un processo preventivo, riabilitativo o terapeutico”.

Più nello specifico, la musicoterapia è un tipo di intervento psicologico che permette al paziente di comunicare attraverso un codice alternativo definito ISO (Identità Sonora Individuale), cioè attraverso la musica, il suono e il movimento, tutti elementi utili a facilitare la comunicazione e ad aiutare il paziente ad esprimere le proprie difficoltà. L’obiettivo è quello di raggiungere un’armonia psicofisica, un giusto equilibrio con se stessi e con gli altri e di conseguenza una buona qualità della vita.

Tutte le attività creative sono molto utili per raggiungere un equilibrio psicofisico. La musica, come anche il canto e la danza, ha bisogno di ordine e concentrazione per esprimere al meglio le sue potenzialità creative e artistiche.  Essa ha un effetto positivo sia a livello fisiologico sia psicologico, in quanto, attraverso i suoni, può far emergere sensazioni e stati d’animo inconsci. Di fatto, la musicoterapia permette di esprimersi attraverso un codice alternativo a quello verbale e proprio per questo può essere funzionale a quelle persone che hanno difficoltà ad esprimere le proprie emozioni per sbloccare resistenze o conflitti interiori.

Il terapeuta utilizza soprattutto suoni, musica, silenzi e movimenti per aprire un varco nei canali comunicativi del paziente. Prevale quindi una modalità di comunicazione non verbale, dando così particolare valore alle emozioni, alle sensazioni, alle immagini, ai ricordi. È proprio la musica che riesce a far emergere sensazioni legate a ricordi sopiti che attraverso determinati suoni riesplodono nella memoria.

Ci sono comunque diversi ambiti di applicazione della musicoterapia che spesso vanno ad integrarsi alla psicoterapia: preventivo, educativo, socio-riabilitativo e terapeutico. La musicoterapia può essere applicata al paziente singolo o al gruppo e oltre agli adulti può essere molto utile anche ai bambini. Infatti, può essere usata nei casi di: autismo infantile, ritardo mentale, disabilità motorie, morbo di Alzheimer ed altre demenze, psicosi, disturbi dell’umore, disturbi somatoformi, disturbi del comportamento alimentare, ecc.

La musicoterapia può essere adoperata anche durante la gravidanza. A livello prenatale è impiegata per stimolare il sistema nervoso del bambino, il canto prenatale serve per migliorare la tecnica respiratoria della futura madre, durante il parto aiuta a rilassarsi e a contenere l’ansia. Un altro ambito di applicazione della musicoterapia è la scuola, dove spesso serve nei casi di handicap e disagio. In questo caso i bambini entrano in contatto con i compagni di classe attraverso la musica e i suoni. In particolare, vengono svolte attività di improvvisazione vocale e strumentale, manipolazione di strumenti ed oggetti sonori, ecc. che hanno come obiettivo quello di far capire al bambino il mondo che lo circonda ed il rapporto con gli altri.

La musicoterapia è utilizzata anche con gli anziani per contrastare il decadimento fisico e mentale e per cercare di mantenere e recuperare funzionalità intellettive che vanno deteriorandosi con il tempo. Il potere della musica è senza dubbio enorme. Anche laddove non si presentano patologie, aiuta chiunque a rilassarsi, a socializzare, a distrarsi e a divertirsi. Basta scegliere la colonna sonora giusta per iniziare la giornata

articolo di Elisabetta Rotriquenz  fonte  http://lifestyle.tiscali.it


venerdì 21 ottobre 2011

La musicoterapia aiuta a esprimersi e combatte la depressione

Sempre più spesso  vengono pubblicate ricerche che sottolineano l'efficacia della musicoterapia nel trattamento di alcune importanti patologie.


L'ultima in ordine di tempo è quella pubblicata dal British Journal of Psychiatry riguardante la depressionee rilanciata dal Sole 24 ore



Aiuta a esprimere le proprie emozioni, anche quando farlo a parole è difficile: è questo il motivo per cui la musica aiuta a combattere la depressione. Ad affermarlo, in uno studio pubblicato sul British Journal of Psychiatry, sono i ricercatori dell'Università di Jyväskylä (Finlandia), coordinati da Jaakko Erkkilä.



La ricerca è stata condotta su 79 soggetti affetti da depressione di età compresa tra i 18 e i 50 anni, 33 dei quali hanno seguito, oltre alle terapie standard - antidepressivi, psicoterapia e psicanalisi - anche 20 sedute di musicoterapia durante le quali hanno imparato a suonare uno strumento (come il tamburo o lo xilofono). Dopo tre mesi gli esperti hanno rilevato che i partecipanti che erano stati curati anche con le sessioni musicali mostravano meno sintomi di depressione e ansia e che, inoltre, questi effetti benefici erano visibili anche a distanza di sei mesi.

I risultati, spiegano gli studiosi, sono dovuti al fatto che la musica aiuta i pazienti a esprimere le proprie emozioni e a interagire in modo "non verbale", aiutandoli a descrivere le loro esperienze interiori anche quando non riescono a trovare le parole per farlo. «Abbiamo scoperto che attraverso la musica le persone spesso riescono a esprimere i propri sentimenti - spiega Erkkilä -. Alcuni pazienti hanno descritto questa esperienza come un 'gioco catartico
di Nadia Comerci 







giovedì 26 agosto 2010

Magister Musicoterapia modello Benenzon a Buenos Aires

Ecco il Photoblog del magister di musicoterapia modello Benenzon, sei intensi giorni di lavoro nella fantastica Buenos Aires per perfezionare la nostra professionalità . Tanto lavoro, ma anche tanto divertimento. grazie a tutti i colleghi che hanno partecipato a questa sei giorni della musicoterapia.

Aquí está Photoblog de magister modelo Benenzon de la musicoterapia, seis días de intenso trabajo en Buenos Aires fantástica para mejorar nuestra profesionalidad. Ambos trabajan, pero la diversión también. gracias a todos los colegas que participaron en los seis días de la musicoterapia.


Aqui está Photoblog do magister Benenzon modelo de musicoterapia, seis dias de intenso trabalho fantástico em Buenos Aires para melhorar o nosso profissionalismo. Ambos trabalham, mas também divertido. Obrigado a todos os colegas que participaram dos seis dias da musicoterapia.


giovedì 25 marzo 2010

Riparare il cervello con la terapia musicale neurologica

Finalmente la scienza comincia ad occuparsi della musica... terapia!! Michael Thaut, musicista e professore di neuroscienze alla Colorado State University, e Gerald McIntosh, direttore medico del Center for Biomedical Research in Music propongono questa interessante ricerca.
Fonte Brain factor

Riparare il cervello con la terapia musicale neurologica.E' un “nuovo modello scientifico dimostratosi efficace nel trattamento di disfunzioni cognitive, sensoriali e motorie dovute a malattie del sistema nervoso centrale”. Stiamo parlando della Terapia Musicale Neurologica (TMN), a cui Cerebrum, rivista di aggiornamento neuroscientifico della Dana Foundation, dedica oggi la sua prima pagina.
La ricerca biomedica ha portato nel tempo numerose “evidenze” sull'efficacia di interventi specifici basati sulla musica (vedere in proposito l'intervista diBrainFactor Livio Bressan del 3 Febbraio scorso su “Cervello e musicoterapia”).
Del resto “l'idea che l'educazione artistica migliori le abilità cognitive in realtà non è così ardita, nel contesto di ciò che chiamiamo plasticità attività dipendente, un punto fermo basilare della funzione cerebrale”, come scriveva lo scorso anno su BrainFactor Michael Posner (Posner M, “Come l'educazione artistica migliora attenzione e funzioni cognitive”, BrainFactor 17/09/2009).
L'utilizzo della musica in ambito clinico è cresciuta rapidamente anche grazie al neuroimaging, che ha messo in luce questa spiccata “plasticità” del cervello, consentendo inoltre di individuare i network neuronali che la musica riesce ad attivare.
Neurologi, neuroscienziati, ricercatori e clinici che si occupano di musicoterapia, sono riusciti infine a organizzare queste evidenze in un vero e proprio sistema di tecniche terapeutiche, a cui han dato il nome di “Neurologic Music Therapy” (NMT).
Michael Thaut, musicista e professore di neuroscienze alla Colorado State University, eGerald McIntosh, direttore medico del Center for Biomedical Research in Music della stessa università, hanno condotto ricerche con le quali hanno dimostrato miglioramenti nei disturbi di movimento riscontrati in pazienti reduci da ictus o sofferenti di Parkinson: “ciò è possibile proprio perché la musica e il controllo motorio condividono alcuni circuiti cerebrali”.
Ecco come i due ricercatori americani riassumono su Cerebrum i principi della NMT:
  • è una applicazione terapeutica della musica alle disfunzioni cognitive, sensoriali e motorie causate da malattie del sistema nervoso umano;
  • è basata su modelli neuroscientifici di percezione musicale e influenza della musica su cambiamenti comportamentali e funzionali del cervello di ordine non musicale;
  • le tecniche di trattamento sono basate sui risultati della ricerca scientifica e clinica e sono diretti a obiettivi terapeutici non musicali;
  • le tecniche di trattaemento sono standardizzate per terminologia e applicabilità e rientrano nell'ambito degli interventi musicali terapeutici (TMI), adattabili alle specifiche necessità del paziente;
  • la formazione degli specialisti di questa “pratica” innovativa deve riguardare l'ambito musicale, la neuroanatomia, la fisiologia umana, le patologie del cervello, la terminologia medica, la riabilitazione delle funzioni cognitive, motorie e del linguaggio.
Reference:

domenica 28 febbraio 2010

La musica può curare disturbi del linguaggio nelle vittime di ictus

Riabilitare la facoltà di parlare nei pazienti colpiti da ictus
fonte:
www.lastampa.it
La musica può curare disturbi del linguaggio nelle vittime di ictusLa musica migliora le facoltà cerebrali ed è riconosciuta anche dai neonati afferma un recente studio. Ma non solo; sappiamo che gli effetti della musica vanno oltre, tanto che esiste una branca delle medicine non convenzionali definita musicoterapia.
Un nuovo studio, poi, suggerisce che
la musica può essere utilizzata efficacemente per trattare il deficit linguistico nei pazienti colpiti da ictus che, spesso, hanno notevoli difficoltà nel parlare.
Un team di ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e del Harvard Medical School ha condotto uno studio per comprendere gli effetti della musica nella cura dei pazienti colpiti da ictus.
Il fatto sorprendente, hanno scoperto gli scienziati, è che
le persone colpite da ictus hanno difficoltà a parlare, ma riescono molto più facilmente a cantare.
Il dr. Gottfried Schlaug, che ha coordinato lo studio, ha dichiarato: «Questi interventi sono molto utili per le vittime di ictus. La musica è un buon mezzo per far sì che parti del cervello che non rispondono, invece rispondano. Se si analizza il modo in cui i pazienti parlano, i loro discorso è un po' più melodico. È quasi come se cantassero».
Per lo studio sono stati coinvolti 12 pazienti colpiti da ictus di cui la capacità di linguaggio era stata compromessa.
Facendoli seguire un tradizionale percorso riabilitativo si è mostrato come tutti i partecipanti fossero poi stati in grado di ripetere le parole a loro insegnate. Tuttavia, due terzi di loro erano in grado di utilizzare il nuovo metodo per cantare parole e anche intere frasi che non erano state insegnate loro.
«Il grande vantaggio di questa tecnica è che è molto semplice. Non hai bisogno di essere un cantante d’opera o un musicista esperto per applicarlo. E noi abbiamo scoperto che alcuni pazienti non sono in grado di parlare, ma possono cantare. Incoraggiando le persone a cantare si può ottenere che tornino di nuovo a parlare». Ha sottolineato il dr. Schlaug.
Secondo i risultati di questo studio,
i pazienti possono essere in grado di negoziare con gli amici e parenti in modo scorrevole attraverso il canto e nel corso del tempo possono riconquistare la perduta fluidità del discorso che è associata con il normale parlare.
Ad avvantaggiarsi maggiormente di questo metodo pare siano le persone che riescono a cogliere il profilo melodico delle parole, tuttavia la maggioranza dei soggetti è in grado di riuscire a gestire i discorsi cantando, laddove non ci riescano parlando.
I risultati di questo studio sono stati presentati alla American Association for the Advancement of Science.
(
lm&sdp)


sabato 6 febbraio 2010

Cervello e musicoterapia



martedì 27 ottobre 2009

Proprietà terapeutiche del canto: un rimedio per depressione e balbuzie


Fonte: www.mondobenessereblog.com


Un vecchio detto popolare dice “canta che ti passa”… non è solo un motto di spirito, ma una piccola perla di saggezza che dovremmo tutti ascoltare. Il canto, le parole delle canzoni, raccolgono pensieri saggi, espressi spesso da persone illuminate, siano esse vissute migliaia di anni fa che ai nostri giorni. Questi pensieri, ascoltati e ripetuti, possono servire per vivere meglio, per cogliere il senso della vita, per vivere con maggiore serenità… Come?

Queste piccole perle di saggezza ci insegnano a dominare i pensieri e le emozioni, a renderci conto di ciò che siamo veramente. Un pensiero positivo, ripetuto, penetra nel nostro subconscio e si trasforma in realtà. Questo processo diventa ideale se lo ripetiamo cantando poiché l’ effetto viene moltiplicato. Alcuni canti sono affermazioni, altri meditazioni, alcuni ci incoraggiano e ci ricordano le nostre capacità, altri ci strappano semplicemente un sorriso.

Il canto, come la musica in generale, ha dei poteri “magici”… ecco quali.

PROPRIETA’ TERAPEUTICHE DEL CANTO
Il canto:
- ci commuove
- ci solleva l’ anima
- ci dà energia
- risveglia in noi compassione e amore
- potenzia l’ apprendimento e la creatività
- sgombera la nostra mente
- ci rende più ricettivi
- fa volare via la nostra tristezza, fa riaffiorare ricordi, ci invoglia a muoverci, a danzare, fa addormentare i bambini
- fa scomparire le balbuzie

I BENEFICI DEL CANTO
Il canto permette ad ogni essere umano di raggiungere uno stato di benessere ed equilibrio corporeo, psichico e spirituale. Non a caso, quasi tutte le tradizioni monastiche, dai monaci del tibet sino ai monaci europei, hanno antiche tradizioni canore. Vocalizzare, infatti, ossigena il corpo, rende più profondo il respiro, rilassa i muscoli, stimola il flusso di energia massaggia e armonizza l’ intero corpo.

E allora… canta che ti passa!