domenica 11 aprile 2010

Musicoterapia e autismo

Fonte GazzettadiParma.it
Giovanni, le prime parole dopo 15 anni

Alessia De Rosa

Dopo tre anni e mezzo di attesa, le prime parole.  Un lungo silenzio quello di Giovanni, un ragazzo autistico di quindici anni, dal quale è uscito grazie all’amore per la musica. 
Un amore che inizia nei suoi primi anni di vita e che gli ha fatto conoscere un nuovo mezzo per comunicare, la musicoterapia: disciplina che usa tutte le potenzialità dell’elemento sonoro all’interno di un processo terapeutico.
«A tre anni e mezzo mio figlio ancora non parlava. Non reagiva a nessuno stimolo esterno, chiuso nel suo mondo silenzioso. Un giorno ho visto il suo sguardo cambiare, catturato da qualcosa che stava ascoltando: c'era la radio accesa e le note di una canzone in sottofondo che riempivano la stanza». 
Inizia così il racconto di Valeria, la madre di Giovanni, che alla musicoterapia, dice, deve la gioia di aver sentito suo figlio chiamarla mamma. 
Un percorso lungo che inizia nel 1998 alla cooperativa sociale «Le mani parlanti»: «Fin da piccolo, Giovanni è sempre stato affascinato da tutto ciò che avesse un ritmo - racconta Valeria -. Ricordo bene come cambiava l’espressione del suo viso quando ascoltava la musica: il suo sguardo era più attento, si muoveva come se volesse ballare e mi sembrava che cercasse di cantare, ma senza riuscirci. Così mi sono informata sulla possibilità di utilizzare la musica per aiutare disturbi come l’autismo e ho scoperto, qui a Parma, l’associazione "Le mani parlanti" in cui mio figlio ha iniziato la musicoterapia». 
Un bambino di soli tre anni, Giovanni, capace di scegliere da solo la propria «cura» per abbattere quel muro di silenzio che lo divideva dal mondo intero.
Il percorso continua
Un percorso che continua ancora oggi al centro «Aias», ora che quel bambino è cresciuto e di anni ne ha quindici: «Fin dalla sua prima seduta è stato un successo - continua Valeria -. Ogni volta che mio figlio termina la sua ora di musicoterapia io vedo il suo viso sereno, rilassato. E questo, per me che sono una madre, è la cosa più importante». 
E' un racconto dolce e sospirato quello di Valeria che con soddisfazione, e particolari minuziosi tipici di ogni madre, racconta i progressi fatti dal figlio in questi dodici anni di terapia: «Dopo tre mesi che frequentava le sedute di musicoterapia Giovanni ha detto le sue prime parole: "mamma" e "papà". E dopo sei mesi ha cantato la sua prima canzone, "Mi scappa la pipì papà". Oggi Giovanni, grazie anche all’ausilio di altre terapie, riesce a comunicare facilmente».
«I ragazzi come mio figlio hanno bisogno di tanto amore e attenzione, ma soprattutto hanno bisogno di essere stimolati con quello che più gli piace». 
Stimoli e tenacia
 Uno stimolo che Giovanni ha trovato nella musica grazie anche alla tenacia della madre: «In quanto madre non mi sarei mai perdonata di non aver fatto tutto il possibile per aiutare mio figlio. Oggi lui va a scuola, fa sport, vede la televisione; io e mio marito cerchiamo di fargli vivere una vita normale, e se questo è possibile, ad oggi, mi sento di ringraziare anche la musicoterapia». 
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