giovedì 26 agosto 2010

Magister Musicoterapia modello Benenzon a Buenos Aires

Ecco il Photoblog del magister di musicoterapia modello Benenzon, sei intensi giorni di lavoro nella fantastica Buenos Aires per perfezionare la nostra professionalità . Tanto lavoro, ma anche tanto divertimento. grazie a tutti i colleghi che hanno partecipato a questa sei giorni della musicoterapia.

Aquí está Photoblog de magister modelo Benenzon de la musicoterapia, seis días de intenso trabajo en Buenos Aires fantástica para mejorar nuestra profesionalidad. Ambos trabajan, pero la diversión también. gracias a todos los colegas que participaron en los seis días de la musicoterapia.


Aqui está Photoblog do magister Benenzon modelo de musicoterapia, seis dias de intenso trabalho fantástico em Buenos Aires para melhorar o nosso profissionalismo. Ambos trabalham, mas também divertido. Obrigado a todos os colegas que participaram dos seis dias da musicoterapia.


martedì 27 luglio 2010

La voce che conquista lo sguardo delle bimbe autistiche

fonte: Corriere della Sera (25 luglio 2010) 

    LA STORIA UN ESPERIMENTO CONFERMA LE POTENZIALITÀ DELLA MUSICA NEL TRATTAMENTO DELLA SINDROME DI RETT

La voce che conquista lo sguardo delle bimbe autistiche

A Siena un artista si trasforma in un vero strumento di cura

Luca ha superato l' esame di terza media con un bel sette, dopo l' estate studierà ragioneria: coi numeri è un mago, riesce a fare calcoli complicatissimi a mente. Ma i suoi genitori e i professori temevano che non superasse l' esame, perché Luca è autistico: con gli altri quasi non parla e se sente un rumore improvviso dà in escandescenze. Un petardo, un antifurto lo fanno scattare con reazioni violente, per calmarsi gli serve un giorno intero. La scuola è sulla strada principale del paese dove vive: le ambulanze verso l' ospedale, le sirene della polizia sono all' ordine del giorno. Sono passate anche durante la prova di italiano, ma Luca è rimasto fermo al banco, tranquillo: ascoltava in cuffia le canzoni di un musical. Lo stratagemma gli è stato consigliato da Claudio De Felice, neonatologo del Policlinico Le Scotte di Siena, che sta studiando gli effetti della musica sui disturbi di tipo autistico, come la sindrome di Rett, di cui esiste un Centro di riferimento proprio nell' ospedale senese. «Si tratta di una forma particolare di autismo su base genetica, che colpisce quasi soltanto le bambine. In Italia sono 1.000-3.000 - spiega De Felice -. Queste piccole vivono perennemente in una condizione di scarsa ossigenazione cerebrale. Alcuni studi avevano già dimostrato che certi tipi di musica migliorano la circolazione del sangue nel cervello. Così un giorno, dopo aver sentito cantare Matteo Setti in un musical, mi sono chiesto che effetto avrebbe potuto sortire il suo canto su queste bimbe. Matteo, infatti, è dotato di una straordinaria voce violino, caratterizzata all' esame spettrometrico da onde sinusoidali regolari, "morbide" come quelle di un violino, che la rendono molto rilassante, a differenza delle voci di altri artisti famosi, che invece sono contrassegnate da picchi profondi e "appuntiti", capaci di indurre stress negli ascoltatori». Matteo si è esibito ripetutamente di fronte a decine di bimbe Rett. Con risultati sorprendenti: l' ossigenazione del sangue delle piccole cresce di oltre il 10 per cento, tornando nella norma; aumenta la perfusione del sangue nei tessuti, si riducono stress ossidativo e frequenza cardiaca. Le bambine si rilassano e anche i sintomi della malattia si riducono: «Aumenta l' attenzione e scompaiono i movimenti tipici ripetuti in continuazione, come strusciare e battere le mani. Le bimbe, che di solito non parlano né comunicano, accennano sorrisi e vocalizzi» racconta il medico. Succede anche nei bimbi con altre forme di autismo, ma non con musica qualsiasi: occorre una melodia con determinati intervalli fra le note e sono più efficaci i brani cantati. La voce, poi, deve essere rilassante (come la voce violino, appunto) e serve, tanto, il contatto visivo: l' effetto dal vivo è potentissimo, più che con l' ascolto registrato o un dvd di musica live, perché i bimbi con patologie di tipo autistico spesso si disinteressano di fronte allo schermo. Anche Matteo Setti se n' è accorto: «All' inizio è stato difficile cantare alle bimbe, perché loro non comunicavano in alcun modo. Poi ho capito che la chiave era guardarle negli occhi, e siamo riusciti a stabilire un contatto». La musica può perciò diventare un mezzo per stare meglio, ma anche consentire agli autistici di esprimere le loro emozioni. E c' è dell' altro: «La musica diminuisce solo momentaneamente lo stress ossidativo delle pazienti Rett, così ci siamo chiesti come potevamo ridurlo più a lungo e, pensando alla strana predilezione per il pesce di molte bimbe Rett, abbiamo provato a somministrare loro due acidi grassi omega-tre ogni giorno - prosegue De Felice -. Dopo tre mesi si sono visti i primi effetti, confermati poi a 24 mesi: si riducono i marcatori di stress ossidativo, i punteggi di gravità della malattia, le crisi epilettiche. Ora puntiamo quindi anche su questo aspetto per cercare di aiutare queste bambine». Elena Meli RIPRODUZIONE RISERVATA Il team Claudio De Felice (nella foto sopra) è il medico del Policlinico Le Scotte, di Siena che sperimenta gli effetti della voce del cantante Matteo Setti (nella foto sotto, durante un test in laboratorio) sui disturbi di tipo autistico. Setti (protagonista di musical come «Notre Dame de Paris» e «Casanova, amori e inganni a Venezia») ha una voce «violino», caratterizzata cioè, all' analisi spettrometrica, da onde sinusoidali regolari, «morbide» come quelle di un violino, appunto, che la rendono molto rilassante. Altre voci di cantanti famosi, dotate di picchi triangolari appuntiti, profondi, staccati, inducono invece stress in chi le ascolta e sono definite in gergo «sveglie».
Meli Elena
Pagina 45
(25 luglio 2010) - Corriere della Sera

lunedì 12 luglio 2010

La musicoterapia come terapia nei soggetti colpiti da ictus

MEDICINA NATURALE
07/07/2010 -fonte la stampa.it

Battere l’ictus a tempo di musica

La musicoterapia come terapia nei soggetti colpiti da  ictus

Ascoltare della buona musica, al di là di quanto affermato dalle ricerche scientifiche, ci fa del bene o per meglio dire: ci fa sentire bene, su questo nessuno di noi ha dubbi. Un recente studio sembra però sostenere altresì una nuova ipotesi: la musica migliora la circolazione cerebrale, in particolare nei soggetti sofferenti a causa di un ictus.
Già da tempo gli esperti in musicoterapia erano in grado di stimolare, attraverso il suono, le funzioni cerebrali: per esempio tramite la stimolazione uditiva (RAS), una tecnica basata sulle connessioni tra movimento e ritmo. In questa maniera si invoglia il paziente a muoversi a tempo di musica a scopo terapeutico.
Vi sono sette piccoli studi che sono stati inclusi in una nuova revisione della Cochrane (Cochrane Systematic Review (http://www.cochrane.org/reviews/).  Questi hanno coinvolto in totale 184 persone. Solo quattro studi, però, sono stati rivolti a persone colpite da ictus e tre di questi hanno utilizzato come trattamento proprio la tecnica RAS.
Secondo tali ricerche la tecnica RAS ha migliorato notevolmente i movimenti delle braccia. «Questo studio mostra risultati incoraggianti per gli effetti della musicoterapia nei pazienti con ictus», afferma Joke Bradt dell’Arts and Quality of Life Research Center al Temple University di Philadelphia.
«Come la maggior parte degli studi che abbiamo esaminato, anche qui sono stati utilizzati metodi basati sul ritmo. Suggeriamo, quindi, che il ritmo può essere un fattore primario nella musicoterapia», ha aggiunto Bradt.
Per i pazienti con lesioni cerebrali sono state utilizzate anche altre tecniche di musicoterapia, tra cui l’ascolto di musica dal vivo e registrazioni. Queste sembrano essere in grado di migliorare il linguaggio, ridurre il dolore e modificare (in meglio) il comportamento.È da precisare che gran parte dei risultati è stato positivo ma gli studi sono ancora limitati a poche persone.
«Diversi studi analizzati hanno avuto meno di 20 partecipanti. Si prevede, per il futuro, l’ausilio di un numero maggiore di partecipanti per consentire valide raccomandazioni per la pratica clinica», conclude Bradt.
(lm&sdp)
Image: © Photoxpress.com

mercoledì 30 giugno 2010

Oltre la voce Montallegro 2010 il reportage

Anche quest'anno, la splendida cornice di Montallegro (Rapallo) , ha ospitato l'edizione 2010 del seminario OLTRE LA VOCE condotto da Lorenzo Pierobon. Anche quest'anno la qualità dei partecipanti (ed anche il loro numero) è stata elevata, in particolare la categoria cantanti/musicisti. Nonostante un tempo atmosferico "perturbato" , il lavoro è proseguito senza problemi, il canto, e la voce ci hanno accompagnato in questo percorso intenso e commovente. Un ringraziamento a tutti partecipanti , gli organizzatori, e a tutte le persone che hanno contribuito alla riuscita di questo evento.....ci vediamo per la prossima edizione 2011   giugno 17-18-19.
Di seguito fotografie, video e i commenti   di alcuni partecipanti....


la lettura delle vostre mail mi riporta a quei momenti semplici e intensi che abbiamo condiviso e alle nostre voci che abbiamo intrecciato. Tutto risuona ancora e vibra a Montallegro, ma anche dentro me. Emozione, come un sentire personale quindi nella dimensione soggettiva, Commozione, come un sentire e muoversi nella relazione reciproca quindi nella dimensione interpersonaleComunione, come un sentire e muoversi soggettivamente e insieme verso la dimensione del Divino quindi nella dimensione transpersonale... e oltre. A.A.

superfluo dire quanti giovamenti ha avuto la mia voce da questo weekend di canto libero. Quando ho ripreso a cantare lunedì alle prove dell'opera mi sentivo un'altra persona, la mia voce risuonava ancora delle vostre, ma anche il mio cuore era carico del vostro affetto e del vostro bene, tanto che sprizzavo armonia da tutti i pori, ed avevo una stravoglia di cantare ancora più del solito G.M.



ho  fatto tanti gruppi e corsi intensivi nella mia vita e questo è il primo solo sul canto. Non so se per il canto o il momento particolare ...qui è rimasto un eco molto intenso e presente : ancora risuona questa esperienza e sorge il desiderio di un nuovo incontro e continuare  ...arriva agli occhi della mente percettiva un' immagine di un mondo dove il canto e i diversi suoni e overtones saranno la vibrazione continua di sfondo , di cura ,di com-unicazione, com-prensione  e com-unione. .la voce si è aperta con il cuore!  M.L.

ora sento il bisogno di rinnovarmi con gli armonici, poichè ho capito che essi sono preghiera pura, l'anima che canta al Suo Dio con amore, ma nell'amore.. A.P.

qualcosa di molto potente ha agito e mi è entrato dentro, è ancora nella pancia, non so ancora bene che nome abbia e cosa mi porterà ad affrontare ma a tempo debito lo scoprirò. Vi ringrazio ancora tutti! G.F.

Il week end mi ha fatto ritrovare pace e gioia...e oggi sento un'armonia che mi pervade...e mi fa sentire connessa...adesso anche a voi. S.N.


Esercizi di VoiceContact Improvisation

   



lunedì 28 giugno 2010

Ecco la musica del Sole


Ecco la musica del Sole
Registrata la voce della stella

Un gruppo di ricercatori britannici rende per la prima volta percepibili dall'orecchio umano le armonie prodotte dagli archi magnetici. La melodia "è una vera noia", ma permetterà di capire meglio il nostro astrodi MARCO PASQUA fonte  Repubblica.it

IL SOLE è sempre stato fonte di ispirazione per musicisti e cantanti. Ma ora gli scienziati sono riusciti a registrare, e a rendere udibile all'uomo, la musica che la stella stessa è in grado di produrre. Un'armonia musicale, generata dal campo magnetico nella parte esterna della sua atmosfera, molto simile a quella delle corde di una chitarra. E di cui, sicuramente, ignorava l'esistenza lo stesso Lucio Battisti, quando, nel 1971, incantò gli italiani con la sua "Canzone del Sole".

La registrazione è stata realizzata dal team di ricercatori che, già tre anni fa, nel corso di un convegno della Royal astronomical society, era riuscito a spiegare, nel dettaglio, il fenomeno di questa particolarissima armonia solare. Robertus von Fáy-Siebenbürgen, a capo del gruppo di astronomi dell'università di Sheffield, ha evidenziato come gli enormi archi magnetici che si generano nella corona solare, possano produrre delle onde sonore che si propagano come quelle di una corda di una chitarra. In altri casi ancora, producono onde simili a generate dagli strumenti a fiato.

Per arrivare a riprodurre i suoni, gli scienziati inglesi si sono serviti delle immagini catturate dal satellite di questi archi magnetici - che possono raggiungere anche lunghezze pari a 96mila chilometri - arrivando poi ad accelerarne la frequenza, in modo che anche l'orecchio umano possa sentirli. Come evidenziato già nel 2007, infatti, la frequenza dei suoni emessi è inferiore alla soglia minima udibile dall'uomo.

Non ci sarebbe nulla di avvincente in questa melodia: per ammissione stessa di chi l'ha sentita, è una "vera noia". "Sentire per la prima volta questi suoni, emessi da una fonte così grande e potente, è stato bello  -  ha detto il professore parlando con il Daily Telegraph  -  Siamo di fronte ad una musica che ci permetterà di studiare il Sole sotto una nuova prospettiva, e di comprendere meglio cosa avviene negli strati esterni dove le temperature raggiungono milioni di gradi". Gli archi magnetici, fanno notare gli esperti, vibrano "pizzicati" da potenti esplosioni che avvengono alla loro base. Le onde acustiche generate da ognuna di queste esplosioni viaggiano a una velocità che può variare dalle 45mila alle 90mila miglia l'ora e possono rilasciare un'energia pari a milioni di bombe all'idrogeno.

La ricerca degli scienziati britannici potrebbe aiutare gli astronomi a prevedere le temibili tempeste solari. La scorsa settimana, la Nasa ha ricordato come l'attività solare stia progressivamente aumentando: la conseguenza sarà l'immissione nel sistema solare, entro il 2013, di livelli di energia magnetica molto alti. Per gli esperti, ciò potrebbe mandare in brevissimo tempo in tilt tutte le apparecchiature elettriche, lasciando il pianeta al "buio". Potrebbero saltare anche i sistemi di comunicazione e tutti i dispositivi GPS.

"Studiare la musica del Sole  -  ha evidenziato a tal proposito il professor Fáy-Siebenbürgen  -  potrebbe darci la possibilità di capire meglio e prevedere queste tempeste solari". Per il docente, le prospettive future di conoscere il comportamento del Sole sono incoraggianti: "Questi archi oscillano come la corda di una chitarra o l'aria in uno strumento musicale a fiato. Col passare del tempo, le onde muoiono progressivamente, e questo ci potrà aiutare a comprendere meglio ciò che avviene nell'atmosfera solare".
(22 giugno 2010)

lunedì 17 maggio 2010

Oltre la voce il seminario residenziale di Montallegro 2010




OLTRE LA VOCE 18-19-20 giugno 2010
Un percorso alla ricerca della vibrazione interiore Seminario ESTIVO RESIDENZIALE 2010 con Lorenzo Pierobon
OLTRE LA VOCE… Sollevare il velo, lasciarsi trasportare eliminare il giudizio e i condizionamenti….andare oltre. Oltre la voce, per scoprire come questo stumento potentissimo ci possa condurre in un viaggio senza confini. E' diretto a chi intende scoprire il valore e la forza della voce umana intesa come strumento musicale e risuonatore spirituale. Il seminario si svolge attraverso un lavoro intensivo con la voce ed il suono intesi , blocchi, stress della vita quotidiana e di ristabilire armonia e vitalità nel corpo. Un lavoro profondo adatto a tutti che unisce al suono della voce e del canto armonico i movimenti del qi gong e pratiche di respirazione profonda.


INFO E PRENOTAZIONI
Associazione Culturale Terza Onda – Tel. 02.84 65 286 (dalle ore 15.00)
info@terzaonda.com -
www.terzaonda.com






per documentarti sui seminari puoi leggere il libro :
SUONI DELL'ANIMA l'essenza nascosta della voce






giovedì 22 aprile 2010

Voices Mandala

Lashmi la devi dell'abbondanza, saggezza e del destino (opera di Irene Carzoli)














Voices Mandala è una delle pratiche utilizzate dal metodo di training vocale Vocal Harmonics in Motion ® , consiste in un lavoro da svolgere in gruppo attraverso una serie di vocalizzazioni guidate.
Si comincia con l'ascolto del respiro, fino a che questo non diventa calmo e rilassato. Successivamente si emettono dei suoni composti da vocali "afone"; le vocali vengono estratte dal proprio nome secondo una sequenza precisa. La fase successiva consiste nel vocalizzare la stessa sequenza "in voce" (utilizzando le tecniche del canto armonico), nel momento della vocalizzazione si creano intrecci di armonici e vocali che danno vita ad un vero e proprio mandala di voci.
Al termine come accade anche per i mandala, quello che è stato prodotto verrà soffiato via, attraverso il suono/soffio del vento prodotto da tutti i partecipanti.
Questo esercizio, ha lo scopo di favorire un'attività respiratoria profonda e completa, di rafforzare l'apparato fonatorio, aumenta la comprensione delle modalità di emissione vocale e favorisce lo sviluppo dell'improvvisazione. Inoltre crea uno stato interno di profondo rilassamento ed aumenta la capacità meditativa di ciascun individuo.......il potere della voce.!!


"Magic Mandala", mostra di Irene Carzoli - 19 aprile - 30 Maggio 2010 presso Spazio Mudra, Piazza XXIV Maggio n. 8 Contatti: irene.carzoli@gmail.com

domenica 11 aprile 2010

Musicoterapia e autismo

Fonte GazzettadiParma.it
Giovanni, le prime parole dopo 15 anni

Alessia De Rosa

Dopo tre anni e mezzo di attesa, le prime parole.  Un lungo silenzio quello di Giovanni, un ragazzo autistico di quindici anni, dal quale è uscito grazie all’amore per la musica. 
Un amore che inizia nei suoi primi anni di vita e che gli ha fatto conoscere un nuovo mezzo per comunicare, la musicoterapia: disciplina che usa tutte le potenzialità dell’elemento sonoro all’interno di un processo terapeutico.
«A tre anni e mezzo mio figlio ancora non parlava. Non reagiva a nessuno stimolo esterno, chiuso nel suo mondo silenzioso. Un giorno ho visto il suo sguardo cambiare, catturato da qualcosa che stava ascoltando: c'era la radio accesa e le note di una canzone in sottofondo che riempivano la stanza». 
Inizia così il racconto di Valeria, la madre di Giovanni, che alla musicoterapia, dice, deve la gioia di aver sentito suo figlio chiamarla mamma. 
Un percorso lungo che inizia nel 1998 alla cooperativa sociale «Le mani parlanti»: «Fin da piccolo, Giovanni è sempre stato affascinato da tutto ciò che avesse un ritmo - racconta Valeria -. Ricordo bene come cambiava l’espressione del suo viso quando ascoltava la musica: il suo sguardo era più attento, si muoveva come se volesse ballare e mi sembrava che cercasse di cantare, ma senza riuscirci. Così mi sono informata sulla possibilità di utilizzare la musica per aiutare disturbi come l’autismo e ho scoperto, qui a Parma, l’associazione "Le mani parlanti" in cui mio figlio ha iniziato la musicoterapia». 
Un bambino di soli tre anni, Giovanni, capace di scegliere da solo la propria «cura» per abbattere quel muro di silenzio che lo divideva dal mondo intero.
Il percorso continua
Un percorso che continua ancora oggi al centro «Aias», ora che quel bambino è cresciuto e di anni ne ha quindici: «Fin dalla sua prima seduta è stato un successo - continua Valeria -. Ogni volta che mio figlio termina la sua ora di musicoterapia io vedo il suo viso sereno, rilassato. E questo, per me che sono una madre, è la cosa più importante». 
E' un racconto dolce e sospirato quello di Valeria che con soddisfazione, e particolari minuziosi tipici di ogni madre, racconta i progressi fatti dal figlio in questi dodici anni di terapia: «Dopo tre mesi che frequentava le sedute di musicoterapia Giovanni ha detto le sue prime parole: "mamma" e "papà". E dopo sei mesi ha cantato la sua prima canzone, "Mi scappa la pipì papà". Oggi Giovanni, grazie anche all’ausilio di altre terapie, riesce a comunicare facilmente».
«I ragazzi come mio figlio hanno bisogno di tanto amore e attenzione, ma soprattutto hanno bisogno di essere stimolati con quello che più gli piace». 
Stimoli e tenacia
 Uno stimolo che Giovanni ha trovato nella musica grazie anche alla tenacia della madre: «In quanto madre non mi sarei mai perdonata di non aver fatto tutto il possibile per aiutare mio figlio. Oggi lui va a scuola, fa sport, vede la televisione; io e mio marito cerchiamo di fargli vivere una vita normale, e se questo è possibile, ad oggi, mi sento di ringraziare anche la musicoterapia». 

giovedì 25 marzo 2010

Riparare il cervello con la terapia musicale neurologica

Finalmente la scienza comincia ad occuparsi della musica... terapia!! Michael Thaut, musicista e professore di neuroscienze alla Colorado State University, e Gerald McIntosh, direttore medico del Center for Biomedical Research in Music propongono questa interessante ricerca.
Fonte Brain factor

Riparare il cervello con la terapia musicale neurologica.E' un “nuovo modello scientifico dimostratosi efficace nel trattamento di disfunzioni cognitive, sensoriali e motorie dovute a malattie del sistema nervoso centrale”. Stiamo parlando della Terapia Musicale Neurologica (TMN), a cui Cerebrum, rivista di aggiornamento neuroscientifico della Dana Foundation, dedica oggi la sua prima pagina.
La ricerca biomedica ha portato nel tempo numerose “evidenze” sull'efficacia di interventi specifici basati sulla musica (vedere in proposito l'intervista diBrainFactor Livio Bressan del 3 Febbraio scorso su “Cervello e musicoterapia”).
Del resto “l'idea che l'educazione artistica migliori le abilità cognitive in realtà non è così ardita, nel contesto di ciò che chiamiamo plasticità attività dipendente, un punto fermo basilare della funzione cerebrale”, come scriveva lo scorso anno su BrainFactor Michael Posner (Posner M, “Come l'educazione artistica migliora attenzione e funzioni cognitive”, BrainFactor 17/09/2009).
L'utilizzo della musica in ambito clinico è cresciuta rapidamente anche grazie al neuroimaging, che ha messo in luce questa spiccata “plasticità” del cervello, consentendo inoltre di individuare i network neuronali che la musica riesce ad attivare.
Neurologi, neuroscienziati, ricercatori e clinici che si occupano di musicoterapia, sono riusciti infine a organizzare queste evidenze in un vero e proprio sistema di tecniche terapeutiche, a cui han dato il nome di “Neurologic Music Therapy” (NMT).
Michael Thaut, musicista e professore di neuroscienze alla Colorado State University, eGerald McIntosh, direttore medico del Center for Biomedical Research in Music della stessa università, hanno condotto ricerche con le quali hanno dimostrato miglioramenti nei disturbi di movimento riscontrati in pazienti reduci da ictus o sofferenti di Parkinson: “ciò è possibile proprio perché la musica e il controllo motorio condividono alcuni circuiti cerebrali”.
Ecco come i due ricercatori americani riassumono su Cerebrum i principi della NMT:
  • è una applicazione terapeutica della musica alle disfunzioni cognitive, sensoriali e motorie causate da malattie del sistema nervoso umano;
  • è basata su modelli neuroscientifici di percezione musicale e influenza della musica su cambiamenti comportamentali e funzionali del cervello di ordine non musicale;
  • le tecniche di trattamento sono basate sui risultati della ricerca scientifica e clinica e sono diretti a obiettivi terapeutici non musicali;
  • le tecniche di trattaemento sono standardizzate per terminologia e applicabilità e rientrano nell'ambito degli interventi musicali terapeutici (TMI), adattabili alle specifiche necessità del paziente;
  • la formazione degli specialisti di questa “pratica” innovativa deve riguardare l'ambito musicale, la neuroanatomia, la fisiologia umana, le patologie del cervello, la terminologia medica, la riabilitazione delle funzioni cognitive, motorie e del linguaggio.
Reference:

giovedì 4 marzo 2010

Il canto modifica il cervello


Il canto modifica il cervello: dagli uccelli all'uomo

di Cristiana Pulcinelli
Imparando a cantare, gli uccelli modificano la struttura del proprio cervello. E’ quanto emerge da uno studio condotto sui fringuelli da alcuni ricercatori della Duke University di Durham (Stati Uniti) pubblicata sull’ultimo numero di Nature.
In particolare i ricercatori hanno studiato alcuni giovani uccelli canori che avevano ascoltato per la prima volta il canto di un uccello adulto. Analizzando con le tecniche di imaging la regione corticale del cervello legata alle abilità canore, si è visto che mentre apprendevano a cantare, avvenivano alcuni cambiamenti strutturali nelle spine dendritiche, le proiezioni delle cellule nervose dove avvengono le connessioni sinaptiche tra le cellule nervose stesse. Nelle prime 24 ore di apprendimento del canto, le spine dendritiche dei giovani fringuelli sono diventate più lunghe e più stabili. “Ci aspettavamo di vedere la costruzione di nuove spine e la perdita di quelle vecchie - ha dichiarato Richard Mooney, neurobiologo e coautore dello studio - invece ascoltare il canto di un adulto ha rapidamente stabilizzato le sinapsi in precedenza dinamiche”. I ricercatori hanno anche osservato un aumento dell’attività sinaptica.
Studi precedenti avevano fatto pensare a una correlazione tra cambiamenti strutturali nel cervello e l’esperienza sensoriale, ma non si sapeva se questi stessi cambiamenti accompagnassero anche l’apprendimento, come invece sembra dimostrare questa nuova ricerca.
Come suggeriscono gli autori della ricerca, questi risultati si potrebbero estendere all’essere umano ed aprire nuove strade alla medicina. La speranza, dicono, è quella di aiutare le persone a riacquistare la funzione del linguaggio dopo un evento traumatico come un ictus o con i nervi uditivi danneggiati.
Del resto, una nuova ricerca, presentata al convegno dell’American Association for the advancement of Science che si sta svolgendo a San Diego, mostra che grazie al canto le persone che hanno subito un ictus possono riacquistare la parola. Le aree del cervello coinvolte nel linguaggio sono infatti altre rispetto a quelle coinvolte nel canto. Se le prime sono state daneggiate, i pazienti possono imparare ad utilizzare al loro posto le aree del canto.


fonte unità.it

domenica 28 febbraio 2010

La musica può curare disturbi del linguaggio nelle vittime di ictus

Riabilitare la facoltà di parlare nei pazienti colpiti da ictus
fonte:
www.lastampa.it
La musica può curare disturbi del linguaggio nelle vittime di ictusLa musica migliora le facoltà cerebrali ed è riconosciuta anche dai neonati afferma un recente studio. Ma non solo; sappiamo che gli effetti della musica vanno oltre, tanto che esiste una branca delle medicine non convenzionali definita musicoterapia.
Un nuovo studio, poi, suggerisce che
la musica può essere utilizzata efficacemente per trattare il deficit linguistico nei pazienti colpiti da ictus che, spesso, hanno notevoli difficoltà nel parlare.
Un team di ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e del Harvard Medical School ha condotto uno studio per comprendere gli effetti della musica nella cura dei pazienti colpiti da ictus.
Il fatto sorprendente, hanno scoperto gli scienziati, è che
le persone colpite da ictus hanno difficoltà a parlare, ma riescono molto più facilmente a cantare.
Il dr. Gottfried Schlaug, che ha coordinato lo studio, ha dichiarato: «Questi interventi sono molto utili per le vittime di ictus. La musica è un buon mezzo per far sì che parti del cervello che non rispondono, invece rispondano. Se si analizza il modo in cui i pazienti parlano, i loro discorso è un po' più melodico. È quasi come se cantassero».
Per lo studio sono stati coinvolti 12 pazienti colpiti da ictus di cui la capacità di linguaggio era stata compromessa.
Facendoli seguire un tradizionale percorso riabilitativo si è mostrato come tutti i partecipanti fossero poi stati in grado di ripetere le parole a loro insegnate. Tuttavia, due terzi di loro erano in grado di utilizzare il nuovo metodo per cantare parole e anche intere frasi che non erano state insegnate loro.
«Il grande vantaggio di questa tecnica è che è molto semplice. Non hai bisogno di essere un cantante d’opera o un musicista esperto per applicarlo. E noi abbiamo scoperto che alcuni pazienti non sono in grado di parlare, ma possono cantare. Incoraggiando le persone a cantare si può ottenere che tornino di nuovo a parlare». Ha sottolineato il dr. Schlaug.
Secondo i risultati di questo studio,
i pazienti possono essere in grado di negoziare con gli amici e parenti in modo scorrevole attraverso il canto e nel corso del tempo possono riconquistare la perduta fluidità del discorso che è associata con il normale parlare.
Ad avvantaggiarsi maggiormente di questo metodo pare siano le persone che riescono a cogliere il profilo melodico delle parole, tuttavia la maggioranza dei soggetti è in grado di riuscire a gestire i discorsi cantando, laddove non ci riescano parlando.
I risultati di questo studio sono stati presentati alla American Association for the Advancement of Science.
(
lm&sdp)


sabato 6 febbraio 2010

Cervello e musicoterapia