giovedì 25 marzo 2010

Riparare il cervello con la terapia musicale neurologica

Finalmente la scienza comincia ad occuparsi della musica... terapia!! Michael Thaut, musicista e professore di neuroscienze alla Colorado State University, e Gerald McIntosh, direttore medico del Center for Biomedical Research in Music propongono questa interessante ricerca.
Fonte Brain factor

Riparare il cervello con la terapia musicale neurologica.E' un “nuovo modello scientifico dimostratosi efficace nel trattamento di disfunzioni cognitive, sensoriali e motorie dovute a malattie del sistema nervoso centrale”. Stiamo parlando della Terapia Musicale Neurologica (TMN), a cui Cerebrum, rivista di aggiornamento neuroscientifico della Dana Foundation, dedica oggi la sua prima pagina.
La ricerca biomedica ha portato nel tempo numerose “evidenze” sull'efficacia di interventi specifici basati sulla musica (vedere in proposito l'intervista diBrainFactor Livio Bressan del 3 Febbraio scorso su “Cervello e musicoterapia”).
Del resto “l'idea che l'educazione artistica migliori le abilità cognitive in realtà non è così ardita, nel contesto di ciò che chiamiamo plasticità attività dipendente, un punto fermo basilare della funzione cerebrale”, come scriveva lo scorso anno su BrainFactor Michael Posner (Posner M, “Come l'educazione artistica migliora attenzione e funzioni cognitive”, BrainFactor 17/09/2009).
L'utilizzo della musica in ambito clinico è cresciuta rapidamente anche grazie al neuroimaging, che ha messo in luce questa spiccata “plasticità” del cervello, consentendo inoltre di individuare i network neuronali che la musica riesce ad attivare.
Neurologi, neuroscienziati, ricercatori e clinici che si occupano di musicoterapia, sono riusciti infine a organizzare queste evidenze in un vero e proprio sistema di tecniche terapeutiche, a cui han dato il nome di “Neurologic Music Therapy” (NMT).
Michael Thaut, musicista e professore di neuroscienze alla Colorado State University, eGerald McIntosh, direttore medico del Center for Biomedical Research in Music della stessa università, hanno condotto ricerche con le quali hanno dimostrato miglioramenti nei disturbi di movimento riscontrati in pazienti reduci da ictus o sofferenti di Parkinson: “ciò è possibile proprio perché la musica e il controllo motorio condividono alcuni circuiti cerebrali”.
Ecco come i due ricercatori americani riassumono su Cerebrum i principi della NMT:
  • è una applicazione terapeutica della musica alle disfunzioni cognitive, sensoriali e motorie causate da malattie del sistema nervoso umano;
  • è basata su modelli neuroscientifici di percezione musicale e influenza della musica su cambiamenti comportamentali e funzionali del cervello di ordine non musicale;
  • le tecniche di trattamento sono basate sui risultati della ricerca scientifica e clinica e sono diretti a obiettivi terapeutici non musicali;
  • le tecniche di trattaemento sono standardizzate per terminologia e applicabilità e rientrano nell'ambito degli interventi musicali terapeutici (TMI), adattabili alle specifiche necessità del paziente;
  • la formazione degli specialisti di questa “pratica” innovativa deve riguardare l'ambito musicale, la neuroanatomia, la fisiologia umana, le patologie del cervello, la terminologia medica, la riabilitazione delle funzioni cognitive, motorie e del linguaggio.
Reference:

giovedì 4 marzo 2010

Il canto modifica il cervello


Il canto modifica il cervello: dagli uccelli all'uomo

di Cristiana Pulcinelli
Imparando a cantare, gli uccelli modificano la struttura del proprio cervello. E’ quanto emerge da uno studio condotto sui fringuelli da alcuni ricercatori della Duke University di Durham (Stati Uniti) pubblicata sull’ultimo numero di Nature.
In particolare i ricercatori hanno studiato alcuni giovani uccelli canori che avevano ascoltato per la prima volta il canto di un uccello adulto. Analizzando con le tecniche di imaging la regione corticale del cervello legata alle abilità canore, si è visto che mentre apprendevano a cantare, avvenivano alcuni cambiamenti strutturali nelle spine dendritiche, le proiezioni delle cellule nervose dove avvengono le connessioni sinaptiche tra le cellule nervose stesse. Nelle prime 24 ore di apprendimento del canto, le spine dendritiche dei giovani fringuelli sono diventate più lunghe e più stabili. “Ci aspettavamo di vedere la costruzione di nuove spine e la perdita di quelle vecchie - ha dichiarato Richard Mooney, neurobiologo e coautore dello studio - invece ascoltare il canto di un adulto ha rapidamente stabilizzato le sinapsi in precedenza dinamiche”. I ricercatori hanno anche osservato un aumento dell’attività sinaptica.
Studi precedenti avevano fatto pensare a una correlazione tra cambiamenti strutturali nel cervello e l’esperienza sensoriale, ma non si sapeva se questi stessi cambiamenti accompagnassero anche l’apprendimento, come invece sembra dimostrare questa nuova ricerca.
Come suggeriscono gli autori della ricerca, questi risultati si potrebbero estendere all’essere umano ed aprire nuove strade alla medicina. La speranza, dicono, è quella di aiutare le persone a riacquistare la funzione del linguaggio dopo un evento traumatico come un ictus o con i nervi uditivi danneggiati.
Del resto, una nuova ricerca, presentata al convegno dell’American Association for the advancement of Science che si sta svolgendo a San Diego, mostra che grazie al canto le persone che hanno subito un ictus possono riacquistare la parola. Le aree del cervello coinvolte nel linguaggio sono infatti altre rispetto a quelle coinvolte nel canto. Se le prime sono state daneggiate, i pazienti possono imparare ad utilizzare al loro posto le aree del canto.


fonte unità.it

domenica 28 febbraio 2010

La musica può curare disturbi del linguaggio nelle vittime di ictus

Riabilitare la facoltà di parlare nei pazienti colpiti da ictus
fonte:
www.lastampa.it
La musica può curare disturbi del linguaggio nelle vittime di ictusLa musica migliora le facoltà cerebrali ed è riconosciuta anche dai neonati afferma un recente studio. Ma non solo; sappiamo che gli effetti della musica vanno oltre, tanto che esiste una branca delle medicine non convenzionali definita musicoterapia.
Un nuovo studio, poi, suggerisce che
la musica può essere utilizzata efficacemente per trattare il deficit linguistico nei pazienti colpiti da ictus che, spesso, hanno notevoli difficoltà nel parlare.
Un team di ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e del Harvard Medical School ha condotto uno studio per comprendere gli effetti della musica nella cura dei pazienti colpiti da ictus.
Il fatto sorprendente, hanno scoperto gli scienziati, è che
le persone colpite da ictus hanno difficoltà a parlare, ma riescono molto più facilmente a cantare.
Il dr. Gottfried Schlaug, che ha coordinato lo studio, ha dichiarato: «Questi interventi sono molto utili per le vittime di ictus. La musica è un buon mezzo per far sì che parti del cervello che non rispondono, invece rispondano. Se si analizza il modo in cui i pazienti parlano, i loro discorso è un po' più melodico. È quasi come se cantassero».
Per lo studio sono stati coinvolti 12 pazienti colpiti da ictus di cui la capacità di linguaggio era stata compromessa.
Facendoli seguire un tradizionale percorso riabilitativo si è mostrato come tutti i partecipanti fossero poi stati in grado di ripetere le parole a loro insegnate. Tuttavia, due terzi di loro erano in grado di utilizzare il nuovo metodo per cantare parole e anche intere frasi che non erano state insegnate loro.
«Il grande vantaggio di questa tecnica è che è molto semplice. Non hai bisogno di essere un cantante d’opera o un musicista esperto per applicarlo. E noi abbiamo scoperto che alcuni pazienti non sono in grado di parlare, ma possono cantare. Incoraggiando le persone a cantare si può ottenere che tornino di nuovo a parlare». Ha sottolineato il dr. Schlaug.
Secondo i risultati di questo studio,
i pazienti possono essere in grado di negoziare con gli amici e parenti in modo scorrevole attraverso il canto e nel corso del tempo possono riconquistare la perduta fluidità del discorso che è associata con il normale parlare.
Ad avvantaggiarsi maggiormente di questo metodo pare siano le persone che riescono a cogliere il profilo melodico delle parole, tuttavia la maggioranza dei soggetti è in grado di riuscire a gestire i discorsi cantando, laddove non ci riescano parlando.
I risultati di questo studio sono stati presentati alla American Association for the Advancement of Science.
(
lm&sdp)


sabato 6 febbraio 2010

Cervello e musicoterapia



sabato 23 gennaio 2010

In nome di Dio - performance-

Una bella serata quella vissuta e cantata al teatro binario 7 di Monza, un grazie di cuore all' Harmonics Art Ensemble che ha ottimamente interpretato il tema della serata.
Lorenzo Pierobon


In nome di Dio
di Simone Camassa fonte: Vorrei.org


Parte bene la prima serata della quarta stagione di PoesiaPresente, dedicata al rapporto con il divino visto, vissuto e spiegato da voci poetiche diverse, a tratti dissonanti
Decisamente, un buon inizio. Il primo appuntamento di PoesiaPresente, ospitato ieri alle 21 dal teatro monzese Binario 7 e intitolato 'In nome di Dio', ha lasciato intravedere lo spirito con cui la stagione poetica intende ripartire. La familiarità e la confidenza con il pubblico, meno marcate nelle precedenti edizioni, stanno a testimoniare la crescita continua della rassegna. Un Binario 7 con più posti pieni che vuoti, di giovedì sera, è un modo incoraggiante di cominciare. Se la missione di PoesiaPresente è di «restituire una voce a qualcosa che possa davvero cambiare la nostra vita», come ha detto Dome Bulfaro, il lavoro dell'associazione Millegru sembra proseguire nella direzione giusta.

La serata ha offerto momenti di indubbia qualità artistica, a cominciare dall'esibizione solitaria di Lorenzo Pierobon, musicoterapeuta e cantante armonico monzese. Di notevole espressività il suo assolo di voce, capace di mettere in scena un'immagine, una situazione, come di un mare in risacca e un canto che si leva piano piano, fino a diventare persistente e quasi ossessivo, come fosse la voce di un muezzin perduto alla disperata ricerca di Dio. Interessante, poi, la videointervista realizzata da Simone Casetta a Franco Loi, importante poeta milanese, che ha condiviso con il pubblico di PoesiaPresente la sua personale concezione di religione e di rapporto con il divino. Loi, cristiano convinto, ma non convenzionale, ha elogiato la saggezza di Shakespeare, quando scrive che «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia». Saper riconoscere che nella vita esistono infinite cose che non rientrano nella razionalità per lui è fondamentale, altrimenti l'uomo di scienza rischia di diventare intollerante esattamente come l'uomo di fede. Per Loi, inoltre, è importante riuscire a sentirsi vivi in ogni momento della propria vita: spesso, le persone si concentrano solo sugli obiettivi che si pongono, e mai sul percorso che le porteranno tanto lontano. Questo, secondo lui, è un po' come morire. Il poeta non si è sottratto nemmeno ad alcune considerazioni sulla Chiesa e sul potere: «Quando qualcuno esercita un potere, il suo ego si vincola a quel potere, cancellando tutto il resto, amici, società, bene comune – ha detto – vale a dire cancellando Dio. La Chiesa è un potere – ha proseguito – che ha trasformato Dio in una ideologia. Anche la scienza lo fa senza saperlo, quando prende come realtà vera ciò che non è altro che un'astrazione. Per me – ha concluso – è necessario riuscire a vedere Dio, che significa riconoscere l'unità del tutto dentro di sè e di sè con il tutto, un po' come succede a Dante nell'ultimo canto del Paradiso».
Il proseguimento di quest'incontro con Dio è stato affidato a Paolo Gentiluomo, poeta genovese che ha già collaborato altre volte con PoesiaPresente. 'Il mitragliatore sillabico', come lo definisce Bulfaro, ha presentato una lettura tratta dal volume Novene Irresistibili, versioni bibliche bistrattate, che profanano la storia sacra in maniera carnevalesca. Di Gentiluomo non si può non rimarcare la grande capacità di suscitare il ridicolo senza prenderne parte, e di trasformarlo in poesia: il sapiente uso di allitterazioni, anafore e ripetizioni si nasconde nella lettura velocissima e nell'ilarità quasi generale. Sulla scia di Gentiluomo, ma con un'impronta personale evidente, si inserisce anche l'opera di Silvia Cassioli. Nel suo Unghie plantari gambe di legno e altri ex voto fantastici, la poetessa racconta storie salmodiate di vite in cui il divino è invocato tramite i santi, i quali però intervengono in modo imprevedibile e a tratti senza senso, dimostrando che sono gli esseri umani a restituire agli eventi un significato preciso, che da soli non avrebbero.
A chiudere, un'impressionante esibizione dell'Harmonics Art Ensemble guidato da Lorenzo Pierobon: un canto corale suggestivo, in cui la voce letteralmente si sfigurava, trasformandosi quasi in un altro strumento. «Un canto armonico che permette di riprendere contatto con l'origine», come ha detto lo stesso Bulfaro."

domenica 27 dicembre 2009

Secondo un nuovo studio è il suono che permette la trasmissione degli impulsi nervosi


"L'attività elettrica sarebbe solo un effetto secondario dell'impulso nervoso e non il suo meccanismo di trasmissione"
- Secondo un nuovo studio è il suono che permette la trasmissione degli impulsi nervosi

Fin dagli anni '60 il modello di Alan Hodgkin e Andrew Huxley (premi Nobel per la Medicina nel 1963) ha spiegato le modalità di trasmissione degli impulsi nervosi. Ora però, un nuovo studio sostiene che l'attività elettrica delle cellule nervose sia solo un effetto collaterale dell'impulso nervoso e non il suo meccanismo di trasmissione. Le informazioni sarebbero invece trasmesse da un neurone all'altro grazie ad impulsi sonori. La rivoluzionaria teoria è opera di due biofisici del Niels Bohr Institute di Copenhagen, Andrew Jackson e Thomas Heimburg che sono arrivati a fromulare questa teoria a partire da uno studio sui meccanismi di funzionamento dell'anestesia. Secondo i due autori l'ipotesi che gli anestetici si leghino ai recettori del dolore inibendone il funzionamento è insoddisfacente. Jackson spiega: "Puntare su un meccanismo d'azione del genere per un farmaco sarebbe come tirare in aria una moneta 1000 volte e sperare di fare sempre testa".
Il vecchio modello di Hodgkin-Huxley spiegava la trasmissione dei segnali con un impulso elettrico che passa da cellula a cellula. Negli anni successivi questo modello è stato anche ulteriormente raffinato ed oggi si conoscono anche le caratteristiche delle "porte" nella membrana cellulare che si aprono e chiudono per lasciare passare gli ioni carichi e consentendo in questo modo la propagazione del segnale. Queste proteine sono anche state studiate al microscopio elettronico. Secondo Jackson e Heimburg questi modelli non sono in grado di spiegare il meccanismo del funzionamento degli anestetici. Secondo le ipotesi avanzate dai due ricercatori, il tessuto nervoso è costituito soprattutto da lipidi in forma liquida alla temperatura corporea. Esisterebbe poi un meccanismo (per ora sconosciuto) che genera impulsi di pressione che generano onde semisolide che percorrono le cellule trasmettendo l'impulso nervoso. I farmaci anestetici interverrebbero su questo meccanismo abbassando la temperatura alla quale i lipidi passano allo stato solido e quindi di fatto rendendo più difficoltosa la formazione delle onde di cui sopra. Sarebbero poi queste onde, mutando al loro passaggio la forma delle cellule nervose, a creare l'impulso elettrico che viene registrato durante la trasmissione nervosa. La teoria avanzata dai due biofisici ha scatenato reazioni di di scetticismo nella comunità scientifica. La teoria è riportata sul Biophysical Journal.
http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5291

martedì 27 ottobre 2009

Proprietà terapeutiche del canto: un rimedio per depressione e balbuzie


Fonte: www.mondobenessereblog.com


Un vecchio detto popolare dice “canta che ti passa”… non è solo un motto di spirito, ma una piccola perla di saggezza che dovremmo tutti ascoltare. Il canto, le parole delle canzoni, raccolgono pensieri saggi, espressi spesso da persone illuminate, siano esse vissute migliaia di anni fa che ai nostri giorni. Questi pensieri, ascoltati e ripetuti, possono servire per vivere meglio, per cogliere il senso della vita, per vivere con maggiore serenità… Come?

Queste piccole perle di saggezza ci insegnano a dominare i pensieri e le emozioni, a renderci conto di ciò che siamo veramente. Un pensiero positivo, ripetuto, penetra nel nostro subconscio e si trasforma in realtà. Questo processo diventa ideale se lo ripetiamo cantando poiché l’ effetto viene moltiplicato. Alcuni canti sono affermazioni, altri meditazioni, alcuni ci incoraggiano e ci ricordano le nostre capacità, altri ci strappano semplicemente un sorriso.

Il canto, come la musica in generale, ha dei poteri “magici”… ecco quali.

PROPRIETA’ TERAPEUTICHE DEL CANTO
Il canto:
- ci commuove
- ci solleva l’ anima
- ci dà energia
- risveglia in noi compassione e amore
- potenzia l’ apprendimento e la creatività
- sgombera la nostra mente
- ci rende più ricettivi
- fa volare via la nostra tristezza, fa riaffiorare ricordi, ci invoglia a muoverci, a danzare, fa addormentare i bambini
- fa scomparire le balbuzie

I BENEFICI DEL CANTO
Il canto permette ad ogni essere umano di raggiungere uno stato di benessere ed equilibrio corporeo, psichico e spirituale. Non a caso, quasi tutte le tradizioni monastiche, dai monaci del tibet sino ai monaci europei, hanno antiche tradizioni canore. Vocalizzare, infatti, ossigena il corpo, rende più profondo il respiro, rilassa i muscoli, stimola il flusso di energia massaggia e armonizza l’ intero corpo.

E allora… canta che ti passa!

lunedì 5 ottobre 2009

Tune the world Milano the video

Un estratto dell'evento Tune the world , che si è svolto a Milano il 2 ottobre 2009 per celebrare l'inizio
della marcia mondiale per la pace.
Abbiamo intonato il do# per circa 15 min. in contemporanea mondiale con molti paesi : francia, germania, india, giappone, stati uniti,italia ....e molti altri ancora. grazie a tutti coloro che hanno reso possibile tutto cio'....è stato emozionante ed eravamo veramente in tanti!!!


guarda il video

sabato 15 agosto 2009

Solavocesola . Art Action Festival

questa performance è stata presentata nel 2005 all'International Art Action Festival di Monza. Paesaggi sonori, sperimentazioni vocali e live electronics su testi di Andrea Marcucci.


mercoledì 22 luglio 2009

il cervello suona



IL CERVELLO POLIFONICO
evviva lo abbiamo sempre detto che tutto vibra, tutto è suono è suono, ed ora anche la scienza ne da una conferma.........


Il 17 giugno era uscita una news riportata da yahoo notizie e di seguito il 7 luglio anche il New Scientist ne ha parlato.

A una parte di tale esperimento si riferisce il video in alto nella homepage in cui è possibile vedere che le aree del cervello oscillano su frequenze diverse individuando per es. zone discordanti o “stonate” che in casi specifici possono indicare squilibri o patologie.

Insomma, il cervello “suona”. Dopo la risonanza magnetica (scansione cerebrale) che permette di vedere le aree cerebrali, la “sonorità” sembra essere un condizione ancora più profonda o basica di espressione di coerenza o incoerenza cerebrale. Proprio come uno strumento musicale accordato, da accordare, scordato…

Come testimoniano i ricercatori del Dipartimento di Scienze cliniche Luigi Sacco dell'Università degli Studi di Milano: "Un metodo diretto per ottenere informazioni sulla struttura di un sistema consiste nel perturbarlo direttamente, per poi esaminarne la vibrazione, la cosiddetta frequenza naturale. Per esempio, istintivamente - spiegano - battiamo con le nocche sulla superficie di un oggetto per capire se questo è cavo o pieno".

Quindi anziché guardare solo la scansione da ora in poi si rende possibile ascoltare il cervello - sottolinea il New Scientist (e in seguito chissà anche gli organi, ndr) e questa può essere una vera e propria rivoluzione nel campo delle neuroscienze. Certo il fantomatico autore biblico che ha affermato: «E primo fu il Verbo», che altro non sembra che un suono coerente o splendidamente accordato, non troverebbe il fatto poi così rivoluzionario… ma la Scienza si sa, ha bisogno di scoprire laddove sembrerebbe più un “riscoprire”

Al Trinity College il cervello si ascolta per capire la schizofrenia e per la diagnosi dei disturbi psichici. Dan Loyd, infatti, filosofo del Trinity College, nel Connecticut, ha ideato un sistema ingegnoso (vedi video in alto) per ascoltare l'attività delle aree cerebrali.

“Il software - riporta Oggi Scienza ha delle analogie con i programmi di musica generativa che si basano sulle immagini - come il famoso Koan, utilizzato anche da Brian Eno - Il sistema di Loyd infatti traduce in suono le immagini fMRI (risonanza magnetica funzionale) del cervello: prima vengono identificate le regioni che si attivano in sincrono, poi viene assegnata una frequenza sonora a ciascuno di questi raggruppamenti. Il software successivamente crea della musica basandosi sulle aree attive, con un volume che corrisponde all'intensità di attivazione di ciascuna regione.

L'uso del suono (in alternativa alle immagini) per codificare l'attività cerebrale ha dei vantaggi: il nostro orecchio infatti è in grado di cogliere delle regolarità temporali che il nostro occhio non riesce a percepire - o percepisce in maniera diversa - e ci permette quindi di isolare delle componenti del segnale che restano altrimenti non osservabili”.

La “musica” o la sonorità che si sente non è affatto spiacevole, a voi che ve ne pare?
Qualcuno l'ha già messa nella sua playlist!

giovedì 2 luglio 2009

Tune the world e marcia mondiale su






Il resoconto completo della puntata lo potete ascoltare QUI

Marcia Mondiale della Pace e della Nonviolenza e Tune the world
Puntata n.163 del 23 giugno 09

Giugno 23rd, 2009


Puntata dedicata alla Marcia Mondiale della Pace e della Nonviolenza. A bordo con noi Lorenzo Pierobon, coordinatore di TunetheWorld, Stefano Cecere, promotore progetti comunicazione e progetti musicali, accompagnato da sua moglie Antonella e dal piccolo Fabio di sei mesi, ed

Emanuela Fumagalli, portavoce nazionale della marcia che ci ha raccontato la storia, gli obiettivi, gli intenti e le speranze di questo grandissimo progetto.

Con loro abbiamo parlato di pace e nonviolenza. Con Lorenzo, musicoterapeuta, abbiamo scoperto il progetto TunetheWorld e il grande Do#, la nota che emette la Terra nel suo movimento di rotazione, che verrà intonato idealmente da migliaia di persone in tutto il mondo il 2 ottobre.

Meta del nostro viaggio, la conferenza stampa che si terrà questa mattina alle 11.00 all’ Hotel Gallia (Sala Rossini) in Piazza Duca d’Aosta 9 a Milano.


Tutte le info sulla marcia le potete trovare a questo indirizzo: www.marciamondiale.org

martedì 9 giugno 2009

Viaggiare con la voce

di Silvia Turrin (www.amadeusonline.net)

 In questa rubrica abbiamo avuto modo di parlare spesso del canto armonico (detto anche difonico o degli ipertoni). Una tecnica antica, presente nelle mitologie di molti popoli (tra cui gli egizi e gli indiani Hopi), usata già in tempi remoti per scopi terapeutici. Soprattutto in Tibet e nella regione Tuvica della Mongolia l'impiego degli armonici ha una lunga tradizione e ha raggiunto alti livelli di complessità. Il canto dei monaci tibetani è l'unico a essere caratterizzato da note particolarmente basse (due ottave sotto il Do medio).Questi profondi vocalizzi permettono ai monaci non solo di entrare in una dimensione spirituale e di unirsi alle forze del macrocosmo, ma anche di intensificare la consapevolezza interiore, aumentare la propria concentrazione, rallentare e rafforzare la respirazione. Grazie alle ricerche di etnomusicologi e di studiosi di varia estrazione, la conoscenza del canto armonico si è diffusa in Occidente ed è sempre più utilizzata anche da molti musicoterapeuti. Lorenzo Pierobon ha creato il metodo Vocal Harmonics in Motion, sviluppato considerando la persona a livello olistico: agisce infatti sul corpo, sulla mente e sulla parte energetica interna. È un approccio transpersonale alla musicoterapia, poiché unisce il canto armonico a specifici movimenti ed esercizi utili per migliorare la mobilità e l'elasticità degli organi interni che concorrono alla fonazione (come la laringe e l'addome). Questo particolare metodo, basato sulle conoscenze e sulle tecniche già in uso da vari popoli (tibetani, mongoli, aborigeni australiani), prepara e accorda il corpo all'emissione vocale. Il canto armonico, scaturito da questo processo di consapevolezza totale, stimola il sistema fisico, influisce sul sistema nervoso generando sensazioni rilassanti. Inoltre, il controllo della respirazione permette una maggiore ossigenazione delle cellule. 
Sperimentare il canto armonico significa esplorare altre culture, prima ritenute arcaiche, ora rivalorizzate grazie a varie ricerche che studiano gli effetti positivi della voce sulla mente, sul corpo fisico, ma anche sulla sfera più sottile dell'uomo. A tal proposito, Pierobon afferma "L'energia sottile contenuta nella voce, soprattutto se veicolata da vocalizzi adeguati, entra in risonanza con la parte più nascosta e intima di ciascuno di noi, quella scintilla divina che viene riconosciuta da molte culture religiose e non, come l'Anima. Soprattutto quandovengono emessi suoni in gruppo, dove l'intenzione comune sia quella di raggiungere la consapevolezza dell'Unità, ecco che la voce evoca immediatamente emozione profonda, senso di appartenenza, si accende il processo intuitivo che porta al concetto di coscienza collettiva".