mercoledì 1 ottobre 2008

Il canto degli antenati


Milano, 5 set. (Adnkronos Salute) - Melodie e parole unite nella mente dell'uomo primitivo. La musica farebbe parte della nostra storia fin dagli albori, anzi avrebbe costituito il primo rudimentale linguaggio. Mai abbandonata, è arrivata fino a noi entrando a far parte integrante dell'animo umano. Questa la tesi dello studioso inglese Steven Mithen, autore del libro 'Il canto degli antenati', illustrata al recente convegno organizzato dalla Fondazione Mariani a Montreal (Canada). Insomma, più che un prodotto della cultura, la musica sarebbe figlia di biologia ed evoluzione.

Secondo Mithen, è proprio l'emergere dell'Homo Sapiens a determinare la separazione di musica e linguaggio tra 200.000 e 70.000 anni fa. Prima c'era una forma di comunicazione intermedia, basata su variazioni di toni e di ritmo, una sorta di proto-linguaggio che gli antropologi non sono mai riusciti a scoprire. "E' indubbiamente una tesi affascinante, che suggerisce un legame ancora più stretto tra musica e linguaggio - commenta in una nota Luisa Lopez della Fondazione Mariani - e supporta quella parziale sovrapposizione di funzioni e circuiti neurali per processare i due stimoli, suggerita da molti studi scientifici".

Mithen ha anche assegnato un nome a questo proto-linguaggio, al 'canto degli antenati', definendolo Hmmm (Holistic Manipulative Multi Modal Musical Mimetic): una comunicazione rudimentale che in alcuni gruppi, come l'uomo di Nehanderthal, non avrebbe subito gli sviluppi necessari a diventare linguaggio, contribuendo a decretarne l'estinzione
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