Canto armonico, musicoterapia, canto, ricerca e sperimentazione vocale...il Pieroblog
giovedì 26 agosto 2010
Magister Musicoterapia modello Benenzon a Buenos Aires
Aquí está Photoblog de magister modelo Benenzon de la musicoterapia, seis días de intenso trabajo en Buenos Aires fantástica para mejorar nuestra profesionalidad. Ambos trabajan, pero la diversión también. gracias a todos los colegas que participaron en los seis días de la musicoterapia.
Aqui está Photoblog do magister Benenzon modelo de musicoterapia, seis dias de intenso trabalho fantástico em Buenos Aires para melhorar o nosso profissionalismo. Ambos trabalham, mas também divertido. Obrigado a todos os colegas que participaram dos seis dias da musicoterapia.
lunedì 12 luglio 2010
La musicoterapia come terapia nei soggetti colpiti da ictus
Battere l’ictus a tempo di musica
Secondo tali ricerche la tecnica RAS ha migliorato notevolmente i movimenti delle braccia. «Questo studio mostra risultati incoraggianti per gli effetti della musicoterapia nei pazienti con ictus», afferma Joke Bradt dell’Arts and Quality of Life Research Center al Temple University di Philadelphia.
«Come la maggior parte degli studi che abbiamo esaminato, anche qui sono stati utilizzati metodi basati sul ritmo. Suggeriamo, quindi, che il ritmo può essere un fattore primario nella musicoterapia», ha aggiunto Bradt.
«Diversi studi analizzati hanno avuto meno di 20 partecipanti. Si prevede, per il futuro, l’ausilio di un numero maggiore di partecipanti per consentire valide raccomandazioni per la pratica clinica», conclude Bradt.
(lm&sdp)
mercoledì 30 giugno 2010
Oltre la voce Montallegro 2010 il reportage
Di seguito fotografie, video e i commenti di alcuni partecipanti....
la lettura delle vostre mail mi riporta a quei momenti semplici e intensi che abbiamo condiviso e alle nostre voci che abbiamo intrecciato. Tutto risuona ancora e vibra a Montallegro, ma anche dentro me. Emozione, come un sentire personale quindi nella dimensione soggettiva, Commozione, come un sentire e muoversi nella relazione reciproca quindi nella dimensione interpersonale, Comunione, come un sentire e muoversi soggettivamente e insieme verso la dimensione del Divino quindi nella dimensione transpersonale... e oltre. A.A.
Esercizi di VoiceContact Improvisation
domenica 11 aprile 2010
Musicoterapia e autismo
Giovanni, le prime parole dopo 15 anni
Dopo tre anni e mezzo di attesa, le prime parole. Un lungo silenzio quello di Giovanni, un ragazzo autistico di quindici anni, dal quale è uscito grazie all’amore per la musica.
giovedì 25 marzo 2010
Riparare il cervello con la terapia musicale neurologica
Fonte Brain factor
- è una applicazione terapeutica della musica alle disfunzioni cognitive, sensoriali e motorie causate da malattie del sistema nervoso umano;
- è basata su modelli neuroscientifici di percezione musicale e influenza della musica su cambiamenti comportamentali e funzionali del cervello di ordine non musicale;
- le tecniche di trattamento sono basate sui risultati della ricerca scientifica e clinica e sono diretti a obiettivi terapeutici non musicali;
- le tecniche di trattaemento sono standardizzate per terminologia e applicabilità e rientrano nell'ambito degli interventi musicali terapeutici (TMI), adattabili alle specifiche necessità del paziente;
- la formazione degli specialisti di questa “pratica” innovativa deve riguardare l'ambito musicale, la neuroanatomia, la fisiologia umana, le patologie del cervello, la terminologia medica, la riabilitazione delle funzioni cognitive, motorie e del linguaggio.
giovedì 4 marzo 2010
Il canto modifica il cervello
Il canto modifica il cervello: dagli uccelli all'uomo
di Cristiana PulcinelliImparando a cantare, gli uccelli modificano la struttura del proprio cervello. E’ quanto emerge da uno studio condotto sui fringuelli da alcuni ricercatori della Duke University di Durham (Stati Uniti) pubblicata sull’ultimo numero di Nature. In particolare i ricercatori hanno studiato alcuni giovani uccelli canori che avevano ascoltato per la prima volta il canto di un uccello adulto. Analizzando con le tecniche di imaging la regione corticale del cervello legata alle abilità canore, si è visto che mentre apprendevano a cantare, avvenivano alcuni cambiamenti strutturali nelle spine dendritiche, le proiezioni delle cellule nervose dove avvengono le connessioni sinaptiche tra le cellule nervose stesse. Nelle prime 24 ore di apprendimento del canto, le spine dendritiche dei giovani fringuelli sono diventate più lunghe e più stabili. “Ci aspettavamo di vedere la costruzione di nuove spine e la perdita di quelle vecchie - ha dichiarato Richard Mooney, neurobiologo e coautore dello studio - invece ascoltare il canto di un adulto ha rapidamente stabilizzato le sinapsi in precedenza dinamiche”. I ricercatori hanno anche osservato un aumento dell’attività sinaptica.Studi precedenti avevano fatto pensare a una correlazione tra cambiamenti strutturali nel cervello e l’esperienza sensoriale, ma non si sapeva se questi stessi cambiamenti accompagnassero anche l’apprendimento, come invece sembra dimostrare questa nuova ricerca.Come suggeriscono gli autori della ricerca, questi risultati si potrebbero estendere all’essere umano ed aprire nuove strade alla medicina. La speranza, dicono, è quella di aiutare le persone a riacquistare la funzione del linguaggio dopo un evento traumatico come un ictus o con i nervi uditivi danneggiati. Del resto, una nuova ricerca, presentata al convegno dell’American Association for the advancement of Science che si sta svolgendo a San Diego, mostra che grazie al canto le persone che hanno subito un ictus possono riacquistare la parola. Le aree del cervello coinvolte nel linguaggio sono infatti altre rispetto a quelle coinvolte nel canto. Se le prime sono state daneggiate, i pazienti possono imparare ad utilizzare al loro posto le aree del canto.
Il canto modifica il cervello: dagli uccelli all'uomo
di Cristiana Pulcinellifonte unità.it
domenica 28 febbraio 2010
La musica può curare disturbi del linguaggio nelle vittime di ictus
| Riabilitare la facoltà di parlare nei pazienti colpiti da ictus fonte:www.lastampa.it | |
Un nuovo studio, poi, suggerisce che la musica può essere utilizzata efficacemente per trattare il deficit linguistico nei pazienti colpiti da ictus che, spesso, hanno notevoli difficoltà nel parlare. Un team di ricercatori del Beth Israel Deaconess Medical Center e del Harvard Medical School ha condotto uno studio per comprendere gli effetti della musica nella cura dei pazienti colpiti da ictus. Il fatto sorprendente, hanno scoperto gli scienziati, è che le persone colpite da ictus hanno difficoltà a parlare, ma riescono molto più facilmente a cantare. Il dr. Gottfried Schlaug, che ha coordinato lo studio, ha dichiarato: «Questi interventi sono molto utili per le vittime di ictus. La musica è un buon mezzo per far sì che parti del cervello che non rispondono, invece rispondano. Se si analizza il modo in cui i pazienti parlano, i loro discorso è un po' più melodico. È quasi come se cantassero». Per lo studio sono stati coinvolti 12 pazienti colpiti da ictus di cui la capacità di linguaggio era stata compromessa. Facendoli seguire un tradizionale percorso riabilitativo si è mostrato come tutti i partecipanti fossero poi stati in grado di ripetere le parole a loro insegnate. Tuttavia, due terzi di loro erano in grado di utilizzare il nuovo metodo per cantare parole e anche intere frasi che non erano state insegnate loro. «Il grande vantaggio di questa tecnica è che è molto semplice. Non hai bisogno di essere un cantante d’opera o un musicista esperto per applicarlo. E noi abbiamo scoperto che alcuni pazienti non sono in grado di parlare, ma possono cantare. Incoraggiando le persone a cantare si può ottenere che tornino di nuovo a parlare». Ha sottolineato il dr. Schlaug. Secondo i risultati di questo studio, i pazienti possono essere in grado di negoziare con gli amici e parenti in modo scorrevole attraverso il canto e nel corso del tempo possono riconquistare la perduta fluidità del discorso che è associata con il normale parlare. Ad avvantaggiarsi maggiormente di questo metodo pare siano le persone che riescono a cogliere il profilo melodico delle parole, tuttavia la maggioranza dei soggetti è in grado di riuscire a gestire i discorsi cantando, laddove non ci riescano parlando. I risultati di questo studio sono stati presentati alla American Association for the Advancement of Science. (lm&sdp) | |
sabato 6 febbraio 2010
Cervello e musicoterapia
Michael Posner ha scritto su BrainFactor: "L'idea che l'educazione artistica migliori le abilità cognitive in realtà non è così ardita, nel contesto di ciò che chiamiamo plasticità cerebrale attività dipendente". Facciamo il punto sulla musicoterapia... Quali sono le sue basi neuroscientifiche? Come e quanto può essere clinicamente efficace? Qual è la sua realtà in Italia?
Lo abbiamo chiesto a Livio Bressan (nella foto).
Professore a contratto di Neurologia Riabilitativa presso la Scuola di Specialità in Neurologia dell’Università di Milano-Bicocca, Livio Bressan è medico plurispecialista in Neuropatologia, Nefrologia Medica, Medicina Interna. Dirigente Neurologo presso gli istituti Clinici di Perfezionamento di Milano e consulente presso l’Istituto Geriatrico Redaelli di Milano e Vimodrone, svolge attività clinica e di ricerca nell’ambito della Riabilitazione delle malattie Neurodegenerative. E' Coordinatore del Dipartimento di Neuroscienze presso l’Istituto Superiore di Osteopatia accreditato dall’Università del Galles. Noto per l’ideazione di un insieme di tecniche finalizzate al recupero cognitivo emotivo motorio e sociale dei malati di Alzheimer e Parkinson, è autore di numerose pubblicazioni scientifiche.
Livio Bressan è anche appassionato musicista... Diplomato al Conservatorio in Chitarra Classica e diplomando in Flauto Traverso all’Accademia Filarmonica di Bologna, è inoltre iscritto al Corso Superiore di Composizione presso l’Accademia Internazionale della Musica di Milano. Come Docente di Chitarra Classica ha preparato allievi che, sotto la sua guida, si sono diplomati presso vari Conservatori di Stato e, in molti casi, hanno vinto prestigiosi premi musicali Nazionali ed Internazionali. Sue Composizioni sono state eseguite da ensemble di fama internazionale quali il “Quintetto di fiati Arnold”, il “Trio Reginald” e la “Brex Contemporain Ensemble”.
Dottor Bressan, anzitutto una definizione di musicoterapia...
Secondo una definizione della Federazione Mondiale di Musicoterapia (WFMT), "la MT è l'uso della musica e/o degli elementi musicali (suono, ritmo, melodia e armonia) da parte di un musicoterapeuta qualificato, con un cliente o un gruppo, in un processo atto a facilitare e favorire la comunicazione, la relazione, l'apprendimento, la motricità, l'espressione, l'organizzazione e altri rilevanti obiettivi terapeutici, al fine di soddisfare le sue necessità fisiche, emozionali, mentali, sociali e cognitive".
sabato 23 gennaio 2010
In nome di Dio - performance-
Lorenzo Pierobon
In nome di Dio
di Simone Camassa fonte: Vorrei.org
Parte bene la prima serata della quarta stagione di PoesiaPresente, dedicata al rapporto con il divino visto, vissuto e spiegato da voci poetiche diverse, a tratti dissonanti
Decisamente, un buon inizio. Il primo appuntamento di PoesiaPresente, ospitato ieri alle 21 dal teatro monzese Binario 7 e intitolato 'In nome di Dio', ha lasciato intravedere lo spirito con cui la stagione poetica intende ripartire. La familiarità e la confidenza con il pubblico, meno marcate nelle precedenti edizioni, stanno a testimoniare la crescita continua della rassegna. Un Binario 7 con più posti pieni che vuoti, di giovedì sera, è un modo incoraggiante di cominciare. Se la missione di PoesiaPresente è di «restituire una voce a qualcosa che possa davvero cambiare la nostra vita», come ha detto Dome Bulfaro, il lavoro dell'associazione Millegru sembra proseguire nella direzione giusta.
La serata ha offerto momenti di indubbia qualità artistica, a cominciare dall'esibizione solitaria di Lorenzo Pierobon, musicoterapeuta e cantante armonico monzese. Di notevole espressività il suo assolo di voce, capace di mettere in scena un'immagine, una situazione, come di un mare in risacca e un canto che si leva piano piano, fino a diventare persistente e quasi ossessivo, come fosse la voce di un muezzin perduto alla disperata ricerca di Dio. Interessante, poi, la videointervista realizzata da Simone Casetta a Franco Loi, importante poeta milanese, che ha condiviso con il pubblico di PoesiaPresente la sua personale concezione di religione e di rapporto con il divino. Loi, cristiano convinto, ma non convenzionale, ha elogiato la saggezza di Shakespeare, quando scrive che «Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia». Saper riconoscere che nella vita esistono infinite cose che non rientrano nella razionalità per lui è fondamentale, altrimenti l'uomo di scienza rischia di diventare intollerante esattamente come l'uomo di fede. Per Loi, inoltre, è importante riuscire a sentirsi vivi in ogni momento della propria vita: spesso, le persone si concentrano solo sugli obiettivi che si pongono, e mai sul percorso che le porteranno tanto lontano. Questo, secondo lui, è un po' come morire. Il poeta non si è sottratto nemmeno ad alcune considerazioni sulla Chiesa e sul potere: «Quando qualcuno esercita un potere, il suo ego si vincola a quel potere, cancellando tutto il resto, amici, società, bene comune – ha detto – vale a dire cancellando Dio. La Chiesa è un potere – ha proseguito – che ha trasformato Dio in una ideologia. Anche la scienza lo fa senza saperlo, quando prende come realtà vera ciò che non è altro che un'astrazione. Per me – ha concluso – è necessario riuscire a vedere Dio, che significa riconoscere l'unità del tutto dentro di sè e di sè con il tutto, un po' come succede a Dante nell'ultimo canto del Paradiso».
Il proseguimento di quest'incontro con Dio è stato affidato a Paolo Gentiluomo, poeta genovese che ha già collaborato altre volte con PoesiaPresente. 'Il mitragliatore sillabico', come lo definisce Bulfaro, ha presentato una lettura tratta dal volume Novene Irresistibili, versioni bibliche bistrattate, che profanano la storia sacra in maniera carnevalesca. Di Gentiluomo non si può non rimarcare la grande capacità di suscitare il ridicolo senza prenderne parte, e di trasformarlo in poesia: il sapiente uso di allitterazioni, anafore e ripetizioni si nasconde nella lettura velocissima e nell'ilarità quasi generale. Sulla scia di Gentiluomo, ma con un'impronta personale evidente, si inserisce anche l'opera di Silvia Cassioli. Nel suo Unghie plantari gambe di legno e altri ex voto fantastici, la poetessa racconta storie salmodiate di vite in cui il divino è invocato tramite i santi, i quali però intervengono in modo imprevedibile e a tratti senza senso, dimostrando che sono gli esseri umani a restituire agli eventi un significato preciso, che da soli non avrebbero.
A chiudere, un'impressionante esibizione dell'Harmonics Art Ensemble guidato da Lorenzo Pierobon: un canto corale suggestivo, in cui la voce letteralmente si sfigurava, trasformandosi quasi in un altro strumento. «Un canto armonico che permette di riprendere contatto con l'origine», come ha detto lo stesso Bulfaro."
domenica 27 dicembre 2009
Secondo un nuovo studio è il suono che permette la trasmissione degli impulsi nervosi
- Secondo un nuovo studio è il suono che permette la trasmissione degli impulsi nervosi
Fin dagli anni '60 il modello di Alan Hodgkin e Andrew Huxley (premi Nobel per la Medicina nel 1963) ha spiegato le modalità di trasmissione degli impulsi nervosi. Ora però, un nuovo studio sostiene che l'attività elettrica delle cellule nervose sia solo un effetto collaterale dell'impulso nervoso e non il suo meccanismo di trasmissione. Le informazioni sarebbero invece trasmesse da un neurone all'altro grazie ad impulsi sonori. La rivoluzionaria teoria è opera di due biofisici del Niels Bohr Institute di Copenhagen, Andrew Jackson e Thomas Heimburg che sono arrivati a fromulare questa teoria a partire da uno studio sui meccanismi di funzionamento dell'anestesia. Secondo i due autori l'ipotesi che gli anestetici si leghino ai recettori del dolore inibendone il funzionamento è insoddisfacente. Jackson spiega: "Puntare su un meccanismo d'azione del genere per un farmaco sarebbe come tirare in aria una moneta 1000 volte e sperare di fare sempre testa".
Il vecchio modello di Hodgkin-Huxley spiegava la trasmissione dei segnali con un impulso elettrico che passa da cellula a cellula. Negli anni successivi questo modello è stato anche ulteriormente raffinato ed oggi si conoscono anche le caratteristiche delle "porte" nella membrana cellulare che si aprono e chiudono per lasciare passare gli ioni carichi e consentendo in questo modo la propagazione del segnale. Queste proteine sono anche state studiate al microscopio elettronico. Secondo Jackson e Heimburg questi modelli non sono in grado di spiegare il meccanismo del funzionamento degli anestetici. Secondo le ipotesi avanzate dai due ricercatori, il tessuto nervoso è costituito soprattutto da lipidi in forma liquida alla temperatura corporea. Esisterebbe poi un meccanismo (per ora sconosciuto) che genera impulsi di pressione che generano onde semisolide che percorrono le cellule trasmettendo l'impulso nervoso. I farmaci anestetici interverrebbero su questo meccanismo abbassando la temperatura alla quale i lipidi passano allo stato solido e quindi di fatto rendendo più difficoltosa la formazione delle onde di cui sopra. Sarebbero poi queste onde, mutando al loro passaggio la forma delle cellule nervose, a creare l'impulso elettrico che viene registrato durante la trasmissione nervosa. La teoria avanzata dai due biofisici ha scatenato reazioni di di scetticismo nella comunità scientifica. La teoria è riportata sul Biophysical Journal.
http://www.molecularlab.it/news/view.asp?n=5291
martedì 27 ottobre 2009
Proprietà terapeutiche del canto: un rimedio per depressione e balbuzie
Fonte: www.mondobenessereblog.com
Un vecchio detto popolare dice “canta che ti passa”… non è solo un motto di spirito, ma una piccola perla di saggezza che dovremmo tutti ascoltare. Il canto, le parole delle canzoni, raccolgono pensieri saggi, espressi spesso da persone illuminate, siano esse vissute migliaia di anni fa che ai nostri giorni. Questi pensieri, ascoltati e ripetuti, possono servire per vivere meglio, per cogliere il senso della vita, per vivere con maggiore serenità… Come?
Queste piccole perle di saggezza ci insegnano a dominare i pensieri e le emozioni, a renderci conto di ciò che siamo veramente. Un pensiero positivo, ripetuto, penetra nel nostro subconscio e si trasforma in realtà. Questo processo diventa ideale se lo ripetiamo cantando poiché l’ effetto viene moltiplicato. Alcuni canti sono affermazioni, altri meditazioni, alcuni ci incoraggiano e ci ricordano le nostre capacità, altri ci strappano semplicemente un sorriso.
Il canto, come la musica in generale, ha dei poteri “magici”… ecco quali.
PROPRIETA’ TERAPEUTICHE DEL CANTO
Il canto:
- ci commuove
- ci solleva l’ anima
- ci dà energia
- risveglia in noi compassione e amore
- potenzia l’ apprendimento e la creatività
- sgombera la nostra mente
- ci rende più ricettivi
- fa volare via la nostra tristezza, fa riaffiorare ricordi, ci invoglia a muoverci, a danzare, fa addormentare i bambini
- fa scomparire le balbuzie
I BENEFICI DEL CANTO
Il canto permette ad ogni essere umano di raggiungere uno stato di benessere ed equilibrio corporeo, psichico e spirituale. Non a caso, quasi tutte le tradizioni monastiche, dai monaci del tibet sino ai monaci europei, hanno antiche tradizioni canore. Vocalizzare, infatti, ossigena il corpo, rende più profondo il respiro, rilassa i muscoli, stimola il flusso di energia massaggia e armonizza l’ intero corpo.
E allora… canta che ti passa!
lunedì 5 ottobre 2009
Tune the world Milano the video


della marcia mondiale per la pace.
Abbiamo intonato il do# per circa 15 min. in contemporanea mondiale con molti paesi : francia, germania, india, giappone, stati uniti,italia ....e molti altri ancora. grazie a tutti coloro che hanno reso possibile tutto cio'....è stato emozionante ed eravamo veramente in tanti!!!